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Verso modelli regionali di welfare? Il caso dei servizi di cura agli anziani

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Anteprima della tesi: Verso modelli regionali di welfare? Il caso dei servizi di cura agli anziani, Pagina 8
retribuito a domicilio o in agricoltura
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 era visto come l’impiego migliore per le 
donne, in quanto consentiva loro di non allontanarsi troppo da casa e, dunque, 
dall’autorità patriarcale dei loro mariti. Tali pratiche fortemente penalizzanti per 
l’occupazione femminile proseguirono comunque per molti anni anche dopo la 
caduta del regime fascista. Solo nel 1977 venne sancita l’illegittimità del cosiddetto 
“licenziamento in bianco” e fu approvata la legge n.903, detta “legge di parità”, che 
garantiva l’accesso alle carriere senza discriminazione di genere.  
Nonostante il processo di riduzione della partecipazione delle donne sia durato 
per più di trent’anni, solo tra la fine degli anni Cinquanta e la prima metà degli anni 
Sessanta il ruolo della casalinga a tempo pieno si impose come modello di 
comportamento prevalente e socialmente preferibile. La stabilizzazione 
dell’occupazione maschile, la maggiore sicurezza dei salari, l’ampliamento delle 
garanzie sociali determinarono un aumento del benessere familiare e consentirono 
quasi la “professionalizzazione” del lavoro di casalinga. Il capofamiglia divenne 
l’unica fonte di reddito e di garanzie sociali per i familiari che da lui dipendevano. 
Basti pensare al sostegno al reddito in caso di disoccupazione, all’accesso alle cure 
mediche, alla garanzia di reddito durante la vecchiaia, alle pensioni di reversibilità. 
Come osserva Chiara Saraceno: <<…se mai in Italia vi è stato un periodo in cui è 
emerso come modello insieme normativo e preferito quello di una famiglia basata 
sul maschio capofamiglia percettore di reddito e tramite delle risorse sociali, da un 
lato, sulla casalinga dedita al lavoro familiare dall’altro, esso ha riguardato il breve 
arco di tempo tra la metà degli anni Cinquanta e la metà degli anni Settanta…>> 
(Saraceno, 1998, p.54). 
A partire dagli anni Sessanta l’andamento della partecipazione delle donne al 
mercato del lavoro iniziò a subire un’inversione di tendenza in molti Paesi 
industrializzati. In Italia, in realtà, il tasso di attività femminile iniziò a crescere solo 
alla fine di quel decennio e in modo quantitativamente più contenuto. Ancora oggi, 
esso si attesta sul 50,8%, contro una media dell’Unione Europea del 64,3% 
(fig.1.1). 
 
                                                          
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 Nel settore agricolo questo processo di riduzione della partecipazione femminile avvenne solo a 
partire dagli anni Cinquanta. 
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Informazioni tesi

  Autore: Alice Filippini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali
  Relatore: Maurizio Ferrera
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

FAQ

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Parole chiave

anziani
assistenza sociale
bisogni di cura
cura
emilia-romagna
long term care
modelli regionali di welfare
non autosufficienza
servizi di cura
trentino
welfare

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