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Viaggiare altrimenti: uno sguardo antropologico al mito di Medea

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Anteprima della tesi: Viaggiare altrimenti: uno sguardo antropologico al mito di Medea, Pagina 2
Viaggiare altrimenti: uno sguardo antropologico al mito di Medea | 6 
 
necessario operare una selezione per poter meglio spiegare le valenze antropologiche 
sottese a questo personaggio. 
 Ma chi era dunque Medea? Inserita nel ciclo mitico degli Argonauti2  la storia di 
Medea prende avvio a Iolco in Tessaglia nel momento in cui Giasone e i suoi 55 mitici 
eroi si mettono in gioco nella conquista del Vello d‟oro. Qui Medea, sotto l‟impulso di 
Eros e Afrodite, aiuta con i suoi phármaka3 l‟impresa di Giasone. Fa dunque la sua 
prima apparizione in questo senso, identificandosi con quanto è affermato dalle fonti 
tradizionali4 e stagliandosi secondo una definizione di donna che per amore verso l‟eroe 
arriva a compiere azioni riprovevoli, ma che in realtà è solo una donna, inserita in una 
società non sua, che ama alla follia un uomo e che di fronte all‟amore tradito si sente 
umiliata e abbandonata tanto da commettere il più orrendo dei delitti, l‟infanticidio. 
Tale è dunque l‟impianto sul quale autori e registi, sia teatrali che 
cinematografici hanno impostato le loro rivisitazioni di un personaggio che al giorno 
d‟oggi è arrivato a costituire una sindrome definita da Marie-José Bataille come 
‹‹l‟ensemble des pulsions inconscientes ayant pour objet la destruction […] de l‟enfant 
[…] par sa mère››5. 
Dunque una donna, maga, moglie, amante, rivale di un‟altra donna, infanticida 
che continua a destare la curiosità di un mondo votato alla razionalità in cui ella si 
inserisce con forza quasi a dover far prevalere la propria identità che sconosciuta a sé 
stessa la fa sentire barbara, a tal punto che arriva a meditare una vendetta non spiegabile 
a parole e che si attesta ad essere ancora uno dei punti che più la caratterizzano. Alla 
luce di quanto affermato dunque, l‟eroina si pone in una condizione sempre di fuga, 
vuoi per un lato del suo carattere, vuoi per un altro non riesce a controllare le proprie 
azioni e in ogni luogo in cui si trova ad agire quello che la precede è la paura di lei per il 
fatto di essere barbara. 
                                                 
2
 Le fonti maggiori dell‟antichità, per questo ciclo mitico sono Le Argonautiche di Apollonio Rodio e Le 
Argonautiche di Valerio Flacco. 
3
 La parola phármakon in greco classico, significa al tempo stesso il veleno e il suo antidoto, il male e il 
rimedio, e, infine, qualsiasi sostanza capace di esercitare un‟azione estremamente favorevole o 
sfavorevole a seconda dei casi […] Il phármakon è la droga magica o farmaceutica di cui gli uomini 
comuni devono lasciare la manipolazione a coloro che godono di conoscenze eccezionali (R. Girard, La 
violenza e il sacro, Adelphi, Milano 1986, p.131). 
4
 Pindaro, IV Pitica, 213. 
5
 M.-J. Bataille, Peut-on parler d‟un complexe de Médée?, in Angoisse et Divination. IerCongrès 
International de Mythologie et Psychoterapie, Paris-Delphes 25-31 Août 1988. 

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Informazioni tesi

  Autore: Emanuele Romani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Antropologia culturale ed etnologia
  Relatore: Laura Faranda
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 227

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