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Viaggiare altrimenti: uno sguardo antropologico al mito di Medea

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Anteprima della tesi: Viaggiare altrimenti: uno sguardo antropologico al mito di Medea, Pagina 3
Viaggiare altrimenti: uno sguardo antropologico al mito di Medea | 7 
 
Il suo essere barbara quindi, è forse il carattere più interessante dal punto di vista 
antropologico e pertanto può essere assurto come primo punto di inizio di questo 
viaggio che ci si è preposti di fare. Chi era dunque Medea? Perché è considerata da 
qualsiasi studioso come una donna in terra straniera? Ѐ difficile dare una spiegazione 
sintetica di ciò anche perché le motivazioni di ogni singolo studioso sono totalmente 
differenti tra loro. Ciò che le accomuna e, con Euripide raggiunge il suo massimo 
splendore, è la critica alla società ateniese in primis e in senso più ampio a quella greca. 
Una società che subordina il ruolo della donna rispetto a quello dell‟uomo, una società 
che relega la donna a poche semplici funzioni6; è il caso di citare, a titolo di esempio il 
ruolo di Aspasia ad Atene, donna innamorata di Pericle, ma mai sua moglie, mai 
cittadina ateniese e sempre straniera, seppure godesse di una stima quanto mai elevata 
per una donna7. Il discorso riguardo la società ateniese è altresì talmente ampio che una 
trattazione nei minimi particolari, con ovviamente i limiti di spazio di una tesi, non 
sarebbe sufficiente per spiegare quali dovevano essere le norme e le regole che tanto 
fermamente Euripide critica. 
Ed è proprio da Euripide che il lavoro di tesi ha origine. La tragedia di Medea 
come spiegazione di una più ampia caratterizzazione antropologica della subordinazione 
dei sessi, della netta separazione di genere. Una tragedia che al suo interno richiama 
tutti i più classici spunti degli antropologi dei giorni nostri, e ai quali ci si rifà quando 
viene preso in considerazione il conflitto identità – alterità. Conflitto che già ai tempi di 
Euripide8 era considerato uno dei più importanti per capire quali fossero le mansioni 
nella società della donna e dell‟uomo. L‟una incubatrice di nuovi opliti, l‟uomo invece 
eroe della patria che aveva il compito di portare avanti la propria stirpe. E proprio 
contro questo schema che Euripide, attraverso le parole di Medea, ci fa conoscere il suo 
pensiero. Uno schema, che come si vedrà, non era del tutto congeniale al tragediografo. 
Una novità questa che porta Euripide a criticare la polis e soprattutto a criticare 
Giasone, marito fedifrago. 
                                                 
6
 Cfr. Nicole Loraux, Le madri in lutto, Laterza Roma-Bari, 1991. 
7
 Cfr. Aspasia, la straniera, l‟intellettuale in N. Loraux (a cura di), Grecia al femminile, Laterza Roma-
Bari, 1993. 
8
 La tragedia è scritta nel 431 a.C, nel periodo d‟oro della polis. 

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Informazioni tesi

  Autore: Emanuele Romani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Antropologia culturale ed etnologia
  Relatore: Laura Faranda
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 227

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