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Viaggiare altrimenti: uno sguardo antropologico al mito di Medea

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Anteprima della tesi: Viaggiare altrimenti: uno sguardo antropologico al mito di Medea, Pagina 5
Viaggiare altrimenti: uno sguardo antropologico al mito di Medea | 9 
 
Dopo Corneille, Medea è stata rappresentata di volta in volta in una pluralità di 
definizioni che l‟hanno elevata ad eroina di un femminismo tutto particolare che trova la 
sua massima espressione nel capolavoro di uno dei più discussi registi degli ultimi anni 
del XX secolo: Pier Paolo Pasolini. 
Le mosse da cui prende avvio il cinema di Pasolini si giocano tutte in una 
volontà del regista di mettere su schermo le ansie e le paure di un mondo rigettato dalla 
società moderna, in cui il diverso costituisce l‟emblema di quella dicotomia tra mondo 
barbarico e mondo razionale, greco, che si può trasporre anche in una dimensione più 
psicologica dell‟autore, esplicabile nella ‹‹nostalgia della simbiosi con il corpo della 
madre››11 (Carotenuto, 1985) . Un cinema in sintesi, che si staglia su due orizzonti 
differenti, un cinema in cui il sacro si connette alla matrice documentaria, imperante 
nell‟antropologia del tempo.  
In questo dunque, coerentemente con la sua stessa impostazione di uomo isolato, 
la barbarie diventa il mezzo attraverso il quale spiegare le motivazioni dei gesti di 
Medea, nel più diretto confronto con il mondo del suo uomo, quello greco mai 
auspicabile e mai raggiunto dall‟eroina che arriva alla conclusione del film ad una 
lucida consapevolezza: l‟uccisione dei figli come il più chiaro esempio di una vendetta 
nei confronti del marito traditore di quella promessa fattale anni prima. Il film Medea si 
attesta dunque in questa cornice come una dicotomia tra il mondo ieratico e arcaico, 
quasi sacro di Medea, e il mondo di Giasone, razionale e mosso da un cinismo dettato 
dall‟ambizione di elevarsi socialmente.  
L‟esperienza di Pasolini nella Medea risulta pertanto indicativa di come si 
possano sintetizzare due culture, quella greca e quella degli stranieri, universalizzandole 
nei termini di un conflitto antropologico. Due culture, che nel viaggio mitico intrapreso, 
sono sempre in contraddizione tra loro, sono sempre l‟una di fronte all‟altra nella 
dicotomia maschile – femminile. 
Allora viene in mente una domanda imperante da fare: che cosa viene preso così 
in considerazione di questa dicotomia? Perché si tende a parlare di ‹‹genere fuori 
                                                 
11
 Cfr. Carotenuto A., L‟autunno della coscienza. Ricerche psicologiche su Pier Paolo Pasolini, Bollati 
Boringhieri, Torino, 1985. 
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Informazioni tesi

  Autore: Emanuele Romani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Antropologia culturale ed etnologia
  Relatore: Laura Faranda
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 227

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