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"Il lamento di Danae" - Donne detenute: tra genitorialità e misure alternative alla detenzione

La dissertazione muove dalla valutazione della condizione delle madri recluse con e senza prole, partendo dalla gestione del trauma iniziale, relativo alla privazione della libertà, per seguire con tutti gli aspetti relativi alla maternità all'interno di un luogo che per sua natura, nulla ha a che vedere, con questo aspetto del ruolo femminile. Tocca brevemente anche quella che è la genitorialità maschile soprattutto per i reclusi, descrive le azioni governative e il percorso storico dell'istituzione carceraria dal secolo scorso ad oggi, per concludere con progetti e idee a soluzione della situazione attuale.

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4 Introduzione “La gente ti chiede: come ci sei finita? in realtà, quello che vogliono sapere e se c'è qualche probabilità che capiti anche a loro. Non posso rispondere alla domanda sottointesa. Posso solo dire che è facile. È facile scivolare in un universo parallelo. Ce ne sono tanti: mondi di pazzi, criminali, storpi, moribondi, forse anche di morti. Sono mondi paralleli che a questo somigliano, ma non ne fanno parte” i . (Susan Kaisen, 1993, pag.7) La dissertazione prende in esame la situazione della donna reclusa. Il primo capitolo descrive il percorso storico della detenzione e della pena, con riguardo agli aspetti evolutivi della normativa penitenziaria dal Secondo Dopoguerra ai giorni nostri, con riguardo anche ai cambiamenti relativi al contesto storico e sociale italiano, e al contesto degli operatori delle strutture stesse. Il secondo capitolo prende in esame la genitorialità in carcere, sottolineando le atipicità delle condizioni, e i risvolti incidenti sulla prima fase della vita dei figli ristretti in carcere con le madri. Il terzo capitolo prende in esame possibili percorsi e ipotesi per il futuro, soprattutto alla luce dell’analisi sulle maggiori criticità relative sia all’ordinamento nazionale, sia alla condizione delle donne detenute e madri. Il carcere è stato sempre riconosciuto e vissuto dalla collettività come un sistema definito, circoscritto, e autosufficiente, sia rispetto ai bisogni che soddisfa, che alle regole che lo governano. Dentro quelle mura di cinta, la società libera ripone un contesto denso di problematiche, confuse e intrecciate, dove i confini si perdono insieme alle molte identità personali. Sopra ad ogni cosa vi è la necessità di nascondere e allontanare dai propri pensieri una realtà conflittuale e fortemente contraddittoria dal punto di vista sociale, generativa di paure non affrontabili, né comprensibili, che solo la negazione consente di superare, e costituisce la base su cui fondare la propria sicurezza. In mezzo a tanto caos, dunque, e a forme di violenza più o meno manifesta, si trova una realtà che tanto poco ha interessato la platea sociale, oltre che le schiere di studiosi che pur approcciandosi alla realtà carceraria, si sono ben guardati dal farne oggetto di studio. Si possono a ciò addurre fondamentalmente due motivazioni: la prima ha carattere puramente

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Informazioni tesi

  Autore: Barbara Cadeddu
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Istituto Progetto Uomo - Aggregato alla Facoltà di Scienze dell'Educazione dell'Università Pontificia Salesiana
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Massimiliano Nisati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 70

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Parole chiave

genitorialità
rinascita
percorsi pedagogici
madri dentro
padri dentro
infanzia reclusa
patto d'alleanza
percorsi difficili
progetti per il futuro
more genitoriale

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