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Tre immagini negative dell'infanzia nel nostro paese

Sensibilizzazione dell’opinione pubblica del nostro paese perché prenda coscienza che oggi l’infanzia rischia di tramontare e scomparire dalla cultura contemporanea, risulta derubata del suo diritto di essere soggetto esistenziale e storico (bambino costretto ad indossare una pelle non sua che ostacola qualsiasi progetto pedagogico di emancipazione/liberazione.
1.    L’infanzia dimezzata. Ovvero il bambino fuori gioco: emarginazione/esclusione dell’infanzia va addebitata al suo essere letta e scritta altrove: è decifrata dentro la società dei grandi, ma solo come infanzia domestica ( bambino considerato socialmente nei panni particolaristici: il mio, il tuo bambino) + è narrata nell’universo dei circuiti massmediologici dove il bambino = spettacolo (immagine retorica, agiografica, inesistente consegnata dai seriale e spot televisivi = infanzia di celluloide). Identikit di un’infanzia ideologizzata nel privato e nei consumi che ha favorito il moltiplicarsi di un modello di bambino ad una dimensione (sentimento, immagine, consumo e non creatività, pensiero, conoscenza). Infanzia dimezzata perché tutta corpo e niente testa, tesi anticognitivista che penalizza il loro diritto inalienabile di autonomia intellettuale, bambino costretto a nascondere i propri potenziali cognitivi + infanzia disarmata (facile conformismo, omologazione dei comportamenti sociali divulgati dai mass media)
2.    Infanzia schizofrenica. Ovvero il bambino che si perde nel bosco. Cosa significa essere bambino nel 2000? L’infanzia contemporanea è come gettata tra 2 mondi, costretta schizofrenicamente a respirare 2 atmosfere (sdoppiata e dissociata) perché continuamente posta di fronte a 2 schermi che proiettano immagini, linguaggi, modelli assai diversi tra loro = il bambino, di fronte ai martellanti meccanismi di identificazione/modellamento che società e scuola gli impongono, rischia di smarrirsi come in boschi inestricabili, facendosi catturare dalle ideologie sottese nei serial di vita che gli si trasmette + infanzia sprovvista delle grammatiche di decifrazione dei mondi quotidiani in cui vive. Gli si forniscono “occhiali inadeguati dalla società”: lenti non sintonizzabili ai suoi liv di comprensione (col risultato di vedere confuso e sdoppiato, incapacità di ricomporre il complesso universo di esperienze) oppure “occhiali sprovvisti di lenti” (i modelli etici e civili proposti dalla scuola sono lontanissimi dal XXI secolo, scenario esistenziale oggi anacronistico e tramontato)
3.    l’infanzia invisibile. Ovvero il bambino senza le chiavi della città: nuovi paesaggi del villaggio globale stanno profondamente modificando il volto e l’identità culturale di famiglia e scuola, queste tradizionali agenzie formative si trovano in compagni di nuovi presenzialismi culturali, alcuni intenzionalmente educativi (enti locali, associazionismo) altri non perché subordinati al mercato e consumi di massa. La città sta dilatando a dismisura il raggio delle offerte formative, da quelle disinteressate/ a progetto (promosse da famiglia, scuola, enti locali) a quelle a pagamento/di mercato (massmedia) = ramificazione policentrica dell’educativo (potrebbe portare a una fecondità pedagogica, come risposta alla crescente mobilità dei bisogni, la città offre una rete diversificata di opportunità e luoghi formativi). In realtà, dissolvenza di questa irrefrenabile linea di tendenza culturale, politica dimissionaria dello stato nei confronti del so compito di direzione dello sviluppo sociale, economico, culturale del paese, stato che abbandona la guida dell’emancipazione culturale della sua collettività (per es. non regolamenta la quantità/qualità delle info di massa, non riforma la scuola alle esigenze sociali) = provoca un indebolimento e marginalizzazione del quadrilatero delle agenzie intenzionalmente educative (famiglia + scuola + enti locali + associazionismo). Così si profila un’infanzia pallida e muta, rinchiusa nei t e spazi e consumi di mercato (desaparacida = senza le chiavi della città). Il bambino è visibile solo nelle gabbie specializzate e ultraistituzionali (davanti alla TV, banco di scuola, attività pomeridiane). Nella città dei consumi il bambino diventa prodotto della mercificazione contemporanea a cui sono strappati i suoi diritti fondamentali: socializzazione/comunicazione, autonomia, movimento, conoscenza, fantasia, cooperazione/solidarietà.
di Antonella Bastone
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