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Il cinema come simulacro della mente: Hugo Munsterberg

Egli esamina i mezzi attraverso i quali il film influenza la mente dello spettatore. La prima questione è quella della profondità dell’immagine cinematografica, o meglio dell’assenza di reale tridimensionalità che la contraddistingue. L’immagine cinematografica, nonostante la bidimensionalità, è in grado di produrre un illusione di profondità molto intensa. Tuttavia questa non si realizza mai completamente e lo spettatore ne è consapevole. Poi affronta la questione del movimento. Giunge alla conclusione che l’illusione del movimento risulta da una complessa elaborazione psicologica. Poi affronta il problema dell’attenzione distinguendo l’attenzione volontaria da quella involontaria. Il cinema possiede un mezzo potentissimo, il primo piano(ha dato forma mentale all’azione mentale nel mondo della percezione) che una grande funzione informativa. Affronta poi la questione della memoria, analizzando il procedimento del flashback(cut-back) che per lui ha valore analogo a quello del primo piano. “Il film obbedisce alle leggi della mente”. Poi dedica un paragrafo alle emozioni, prima considera quelle provate dai personaggi, espresse attraverso la recitazione(o paesaggio), poi prende in esame quelle dello spettatore descritte in termini di partecipazione e identificazione nei confronti dei personaggi e della storia e poi quelle suscitate nello spettatore esclusivamente dalla tecnica cinematografica(elabora una sorta di teoria dello spettatore cinematografico).
È sul cinema come simulacro della mente, piuttosto che come macchina narrativa, che Munsterberg vuole porre l’accento.
di Laura Righi

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