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La procedura di accertamento e controllo in campo tributario

Passando all’esame ravvicinato della procedura correntemente definita di accertamento, torna utile sia delineare la sequenza di atti e di attività in cui tale procedura si sostanzia; sia rendersi conto, in termini meno generici di quanto abbiamo finora fatto, dei motivi che possono indurre il legislatore ad enucleare siffatta procedura.
Sotto il primo profilo, sovviene la constatazione che tale procedura risulta anzitutto imperniata su quel tipico atto doveroso del contribuente che è la dichiarazione d’imposta, la cui osservanza trova presidio nella comminatoria di apposite sanzioni, ed avente quale suo tipico oggetto l’indicazione di tutti gli elementi influenti sulla determinazione della base imponibile.
L’ulteriore articolazione della procedura contempla la spendita di una attività di controllo tesa a verificare non solo l’assolvimento dell’obbligo di presentare la dichiarazione, nonché degli altri obblighi formali e strumentali di cui si è già parlato, ma anche la fedeltà e la completezza in ordine al contenuto della predetta dichiarazione.
A seconda dell’esito del controllo può dunque seguire l’emanazione di atti di accertamento da parte dell’amministrazione, recanti la determinazione della base imponibile a fronte dell’omessa dichiarazione o la modifica in aumento di quella risultante dalla dichiarazione del contribuente.
Ciò non vale, naturalmente, per i tributi senza accertamento, dove un passaggio del genere (determinazione dell’imponibile) manca giacché la finanza procede direttamente alla contestazione dell’evasione onde addivenire al recupero dell’imposta non pagata.
di Stefano Civitelli
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