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PARTECIPAZIONE E STILI DI VITA

Andiamo così ora ad analizzare il legame che si crea tra forme di partecipazione sociale e stili di vita.
Quando si parla di partecipazione ci si riferisce all’attivo coinvolgimento delle persone, dei cittadini in strategie d’azione tese a trasformare la realtà sociale: se non condivido i principi, le regole sulle quali si basa la realtà, attraverso la partecipazione che mi vede impegnato direttamente provo a modificare la realtà esterna.
Ci sono due tipologie di partecipazione:
- PARTECIPAZIONE MODERNA: è una partecipazione mediata da organizzazioni, da istituzioni (quali partiti, associazioni di consumatori, le lobby come quella ambientalista…);
- PARTECIPAZIONE POST-MODERNA: nasce dalla libera organizzazione delle persone a quei gesti e a quelle pratiche che rappresentano gesti quotidiani, di routine; incido con le mie scelte di consumo come se fossero una sorta di voto.
Quando invece parlo di stili di vita faccio riferimento a modelli culturali ai quali ispiro il mio comportamento. Ciascuno di noi cerca di esprimere attraverso il proprio comportamento un determinato stile di vita, l’adesione a determinati valori (ad esempio si può avere uno stile di vita improntato all’edonismo, o legato alla sensibilità ecologica).
Si sceglie un modello e si cerca di esprimere attraverso il proprio comportamento l’adesione ai valori tipici di quel modello.
Partecipazione e stili di vita sono due fenomeni intimamente correlati: lo stile di vita difatti influenza non solo la forza ma anche le modalità di partecipazione, e le modalità di partecipazione influenzano, modificano lo stile di vita. Se ad esempio scelgo uno stile di vita eco-compatibile, ovviamente i miei modelli di partecipazione, il mio modo di stare nel Mondo saranno improntati ai principi dell’ecologia, andando ad interiorizzare tutta una serie di informazioni ed esperienze che andranno a qualificare meglio la mia idea di eco-compatibilità, andando a strutturare meglio il mio modello di eco-compatibilità a cui voglio aderire; ci si mette così anche qualcosa di proprio, si personalizza il modello.
C’è così una relazione biunivoca.
Nella società contemporanea assistiamo ad un incremento nelle forme di partecipazione che al di là della loro natura occasionale e sistematica, politica o civile, prendono corpo attraverso il consumo: il consumo va in altri termini a sostituire quell’interesse che per largo tempo ha avuto la sfera dell’ideologia dei partiti. Queste forme di partecipazione sono largamente influenzate dai movimenti sociali degli anni ‘70: il movimento pacifista, il movimento ambientalista, il femminismo e il consumerismo.
Ognuno di questi movimenti pone l’accento sulla routine quotidiana, cioè sui comportamenti delle singole persone, e sul contributo che questi comportamenti danno agli assetti socioeconomici: questi movimenti determinano stili di vita aperti, cioè che sono costantemente sottoposti a revisione, integrati, modificati per aderire meglio alle finalità perseguite, per renderli maggiormente funzionali all’obiettivo prefissato.
Questa apertura porta con sé anche l’ambivalenza dello stile di vita, cioè il fatto che lo stile di vita non è mai applicato ed applicabile trasversalmente a tutte le sfere dell’esistenza (ad esempio per quanto riguarda i consumi eco-compatibili, si può notare come questo comportamento sia spesso soggetto a revisione perché si assumono a mano a mano comportamenti sempre più aderenti ad un modello eco-compatibile, ma è anche ambivalente, in quanto magari in certe sfere sono un consumatore ecologico integerrimo, ma magari in un altro campo mi concedo forme di consumo ad elevato impatto: ad esempio se vado sempre in bici nel quotidiano, ma poi vado in aereo in viaggio).
Lo stile di vita così come le forme partecipative sono definite dai consumatori non in forma isolata, ma neppure attraverso quei meccanismi di confronto ai quali ci aveva abituato la modernità: ciò significa che il consumatore, quando decide i suoi stili di vita, non lo fa come avveniva in passato in base a quelli che sono i modelli proposti dalle istituzioni (famiglia, Chiesa, partito, Stato…), ma va a comporre la sua scelta attraverso percorsi di riflessione, di confronto con altri cittadini nella forma dell’autorganizzazione.
Queste forme di confronto avvengono attraverso i cosiddetti network, cioè le reti che assegnano uguale importanza a tutte le persone che decidono di partecipare alla riflessione; i network sono spesso sostenuti dalle nuove tecnologie, attraverso i blog, i forum, le chat.
Oggi gran parte delle ricerche di mercato e delle ricerche di opinione avvengono proprio partecipando alle chat, e non più tramite le ricerche per strada.
Siamo così di fronte ad un rinnovamento delle forme di partecipazione che Micheletti definisce come partecipazione individualistica; per partecipazione individualistica si intende quella forma di coinvolgimento, di impegno nella trasformazione del quotidiano, della realtà socio-economica che prende forma dall'unione di tanti comportamenti, di tanti atti individuali. Quando il consumatore va al supermercato agisce come attore individuale, ma tramite la somma di tanti comportamenti individuali si forma una spinta al cambiamento, che agisce su due grandi sistemi: difatti l'aggregazione di queste spinte individualistiche è in grado di andare a modificare i comportamenti delle imprese e dei governi.
Attraverso quale risorsa può avvenire questo mutamento, che fa sì che governi e imprese modifichino il loro comportamento? Per quanto riguarda gli Stati è la perdita di consenso (dove una serie di comportamenti quotidiani riflettano una perdita di consenso); per quanto riguarda invece il mondo imprenditoriale si parla della leva dei profitti, di riduzione delle quote di mercato.
Si arriva così al riconoscimento di un fenomeno conosciuto come consumerismo politico: è un utilizzo delle decisioni di consumo come leve per costituire un capitalismo dal volto umano, ovvero ha a che fare con tutta una serie di scelte nelle quali i consumatori pensano di ridurre le esternalità negative del capitalismo ed i fallimenti del mercato per mezzo delle loro decisioni di acquisto.

Tre sono i fenomeni caratterizzati da questa etichetta:
- boicottaggio;
- buycottaggio o boicottaggio positivo;
- interferenza culturale o sovversione delle routine.

POLITICA DEL QUOTIDIANO: forme di resistenza o di innovazione fondate sulla democrazia partecipativa
- è il rifiuto ad acquistare un prodotto o servizio in una società che ha dei comportamenti contrari alla dignità umana o al rispetto dell’ambiente;
- ha a che fare con l’impegno nel premiare attraverso l’acquisto quelle aziende che hanno avviato programmi di responsabilità;
- è una pratica che nasce negli anni ‘70 e che si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica e gli stessi attori economici modificando i messaggi, le campagne comunicative delle organizzazioni che si vogliono colpire (esempio di Joe Chemio delle sigarette Camel, che viene trasformato per mostrare le conseguenze del fumo) tramite critica (esempio anche delle ultime tornate di elezioni politiche, con Berlusconi fortemente colpito parafrasando i suoi messaggi pubblicitari originali).
Il consumerismo politico quindi non fa altro che generare una politica del quotidiano (Sassatelli), cha ha a che fare con forme di innovazione dei comportamenti o al contrario di resistenza fondate sui meccanismi della cosiddetta democrazia partecipativa.
Per definire la democrazia partecipativa partiamo dal concetto di democrazia rappresentativa: quest’ultima non è altro che quella forma di governo democratico nella quale i cittadini delegano le decisioni di interesse generale ai loro rappresentanti politici; si parla invece al contrario di democrazia partecipativa nel momento in cui sono i cittadini ad autorganizzarsi per risolvere un certo problema (ad esempio come cittadino posso votare per un partito che propone delle soluzioni istituzionali, oppure posso organizzare un gruppetto che va ad istituire un progetto ad esempio di commercio equo e solidale).
di Andrea Balla
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