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Differenza tra arresto e ammenda

Dal punto di vista dell’esecuzione pratica non c’è differenza tra l’arresto e l’ammenda. Ci dovrebbero essere istituti penitenziari diversi per reclusione, arresto, e per i detenuti in attesa di giudizio, ossia coloro che non sono stati ancora arrestati o reclusi, ossia coloro che sono sottoposti alle misure cautelari. Coloro i quali sono in attesa di giudizio dovrebbero essere ristretti in quelle che si chiamano case circondariali (a Milano San Vittore è una casa circondariale). Coloro i quali invece sono stati condannati, non vanno nelle case circondariali, ma vanno nelle case di reclusione (il carcere di Opera è una casa di reclusione). A San Vittore però c’è una sezione che ospita soggetti condannati con sentenza passata in giudicato, così come il carcere di Bollate c’è una piccola sezione che ospita detenuti in attesa di giudizio, ma queste sono piccole eccezioni.
La distinzione tra soggetti condannati alla reclusione e soggetti condannati all’arresto non esiste nella prassi, ma tutti finiscono nelle case di reclusione e soggiacciono allo stesso regime carcerario. La diversità è soltanto nella durata, tendenzialmente minore per coloro che sono condannati all’arresto avendo realizzato una contravvenzione.
L’art.484 – falsità in registri e notificazioni : prevede la multa fino a 309€.
Testo unico della finanza, Decreto 58/98, art.187 ter (da sapere) : prevede l’illecito amministrativo di manipolazione del mercato.
L’art. 185 disciplina l’illecito penale di manipolazione del mercato.
L’art. 187 ter disciplina un comportamento che non è reato e dice che il soggetto che realizza questo fatto di manipolazione del mercato è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100€ a 25 milioni di €.
Questi due ultimi esempi spiegano perché il criterio della gravità è solo orientativo.
Fra arresto e reclusione quindi una distinzione teorica c’era ( i reclusi nelle case di reclusione mentre gli arrestati nelle case di arresto), ma nella prassi vanno tutti nelle case di reclusione. Quanto alle sanzioni pecuniarie (multa e ammenda) meno che meno si può trovare una distinzione, perché sempre una somma si paga.
Quindi a cosa serve distinguere delitti e contravvenzioni se tanto le sanzioni alla fin fine si equivalgono dal punto di vista del contenuto, non ci permettono di individuare che un fatto è più grave dell’altro. Il senso va ricercato nel fatto che alcune regole si applicano solo per i delitti, e altre si applicano solo per le contravvenzioni e dunque quando il legislatore sceglie che su un certo comportamento bisogna appiccicare l’etichetta di reato e ulteriormente decide se l’etichetta giusta è quella delitti o contravvenzioni, sa che se inserisce una delle parole che qualificano quel fatto come delitto, si applicheranno certe regole, e viceversa
di Valentina Minerva
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