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Misurazione e gestione del rischio di interesse con riferimento al valore del patrimonio netto

Il percorso logico che porta alla nascita e allo sviluppo dei modelli di Asset Liability Management (ALM) passa attraverso il riconoscimento dalla manovrabilità congiunta, da parte della banca, di importi e condizioni relativi alle poste attive e passive di bilancio.
La Gap analysis rappresenta una prima tecnica di ALM. Noto il valore del gap la banca può decidere se esso è adeguato allo proprie aspettative sul movimento dei tassi e alla propria propensione al rischio; se il valore del gap non è soddisfacente sia le poste attive e passive possono essere manovrate al fine di ottenere il profilo di esposizione desiderato.
Il principale limite della Gap analysis deriva dalla circostanza che la variabile oggetto di controllo è il margine di interesse, grandezza economicamente molto rilevante per una banca ma di stretta derivazione contabile e rappresentativa delle condizioni di equilibrio economico delle sole attività fruttifere di interessi e passività onerose. La Gap analysis studia in che modo le variazioni dei tassi di interesse si ripercuotono sul margine di interesse, ma risulta inadeguata a valutare l’impatto patrimoniale di questa variazioni.
Una tecnica alternativa (sempre riconducibile alla famiglia delle tecniche di ALM) è la cosiddetta duration gap, la cui variabile oggetto di controllo è il valore di mercato del patrimonio della banca, che può essere espresso come differenza tra il valore di mercato dell’attivo e il valore di mercato del passivo dell’azienda.

Il valore di mercato del patrimonio è protetto quando le duration modificate medie ponderate di attivo e passivo coincidono. Alternativamente se la duration modificata media ponderata dell’attivo è superiore a quella del passivo, la banca beneficerà di un’eventuale diminuzione dei tassi di interesse (rendimenti di mercato); viceversa se la duration modificata media ponderata dell’attivo è inferiore a quella del passivo, la banca beneficerà di un’eventuale aumento dei tassi di interesse.
Controllare la duration gap significa controllare l’impatto che variazioni di rendimenti di mercato possono produrre sul patrimonio della banca; tanto più limitato è il duration gap tanto meno è sensibile il valore di mercato del patrimonio della banca alle variazioni dei rendimenti.
In sintesi, una banca può continuare a esibire nel tempo risultati contabili positivi, mentre nello stesso tempo il valore di mercato del suo patrimonio diminuisce; tale contraddizione lascia aperti i seguenti problemi:
quale sia il metodo migliore, più affidabile, per esprimere la redditività della banca e, in relazione a ciò, a quale modello sia più corretto ricorrere.
Se i due modelli considerati (il bilancio tradizionale e il bilancio a valori di mercato) siano conciliabili.
Il bilancio a valori di mercato recepisce immediatamente, tramite il meccanismo dell’attualizzazione, le variazioni delle condizioni di mercato e le proietta sull’intera vita residua degli strumenti finanziari considerati presenti nello SP; diversamente il bilancio a valori contabili tradizionali considera le variazioni delle condizioni di mercato solo quando queste producono una manifestazione numeraria.
L’ALM si è dunque sviluppato nella coesistenza, più che nella contrapposizione delle logiche di gap analysis e di duration gap: la prima con maggiore rilevanza per l’informativa esterna, la seconda con rilievo più accentuato ai fini di controllo interno.
Mentre prendevano piede le tecniche ALM (nella seconda metà degli anni 80) diveniva sempre più nitida la percezione che, oltre la variabilità dei tassi di interesse, altre variabili di mercato che possono influenzare i risultati reddituali della banca (quali tassi di cambio o corsi azionari); questa dipendenza è amplificata dall’ingresso di molte banche in attività diverse da quelle tradizionali di raccolta e impiego, e dallo sviluppo dei mercati degli strumenti derivati.
L’ingresso delle banche in nuove aree di attività è il frutto della deregolamentazione strutturale delineata verso la fine degli anni 80 in tutti i paesi finanziariamente evoluti. Abolite le barriere strutturali, le Autorità di vigilanza hanno rafforzato gli strumenti di vigilanza prudenziale imperniati sull’adeguatezza patrimoniale degli intermediari (dapprima il processo ha riguardato i rischi di credito per poi estendersi ai rischi di mercato).
La prospettiva principale del risk management (la cui evoluzione si colloca negli anni 90) consiste quindi nel valutare ex ante il valore del capitale esposto a rischio (Value At Risk o VAR) dalle diverse attività bancarie considerate separatamente.
Questa valutazione, che consiste nella "miglior stima possibile" consente di predisporre le politiche di gestione dei rischi e di decidere con maggiore razionalità l’allocazione del capitale proprio alle diverse attività, tenuto conto della loro rischiosità comparata, della loro correlazione e delle attese/propensioni degli azionisti.
di Alessia Chiovaro

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