Skip to content

Le politiche dello Stato nella rivoluzione industriale: monetaria, doganale e sociale

L’Inghilterra vive la Rivoluzione Industriale con la Monarchia Costituzionale. L’esercizio del potere, la sovranità, non è più sotto il modello assolutista, ma si regge su un CONTRATTO con il POPOLO. Il Re esercita in nome del popolo.
Questo modello verrà superato dai francesi con la Rivoluzione Francese.
Esiste quindi un PARLAMENTO, composto dalla CAMERA DEI LORD e dalla CAMERA DEI COMUNI, rappresenta alcuni classi sociali e legifera insieme al Re.
Questo permette l’affermazione di una serie di diritti di proprietà.
Lo Stato viene coinvolto nel processo della Rivoluzione Industriale, perché lo Stato con la sua azione influisce nei processi economici.
Dalla Rivoluzione Industriale in poi tutti i paesi con forma CAPITALISTICA presentano un’interazione fra il sistema politico e il sistema economico. Questa interazione, avvenuta tra il 1700 e il 1800, assume due modelli:
- MERCANTILISMO : modello francese. La crescita economica secondo questo modello è data dalla forza che una Nazione ha nel commercio internazionale. Quindi quanto un paese esporta è il grado della sua crescita.
Lo Stato deve fare il possibile per conquistare e difendere mercati, sostenere le esportazioni.
- LAISSEZ FAIRE o LIBERISMO : lo Stato deve lasciare operare liberamente le forza economiche, non deve interferire nel funzionamento del mercato.

Lo Stato deve solo garantire il buon funzionamento del mercato, quindi lo Stato è REGOLATORE:
- Dal punto di vista della POLITICA MONETARIA, deve garantire la stabilità della moneta.
- Dal punto di vista della POLITICA DOGANALE, controlla i flussi commerciali.
- Dal punto di vista della POLITICA SOCIALE, elimina o riduce le distorsioni del mercato.
L’idea del liberismo ha un presupposto teorico, che è la LEGGE DI SAY: l’offerta incontra sempre la domanda e la domanda incontra sempre l’offerta. Ovvero il mercato è capace di AUTOREGOLARSI, attraverso la regolazione dei prezzi. Il mercato non deve intervenire perché il mercato si regola da solo.



E’ l’azione che lo Stato inglese utilizza per regolare i flussi commerciali.
Londra a metà del 1700 era un porto economico, e il cotone e i prodotti siderurgici passavano da questo mercato.
Lo Stato inglese crea la NAVIGATION ACT : è una legge del Parlamento, che afferma che tutti coloro che volevano esportare o importare sul mercato di Londra dovevano utilizzare navi inglesi. Con questa legge Londra aveva il monopolio sul commercio. Quindi viene sancito il primato inglese sul commercio internazionale.
La centralità del commercio su Londra ha un effetto di sviluppo sulle:
- ASSICURAZIONI : (Lloytz di Londra sono l’associazione degli assicuratori inglesi). Si sviluppa un sistema di assicurazione.
- AGENTI DI CAMBIO : coloro che trattavano sia i contratti commerciali che i cambi valuta.
Questi due fattori rendono Londra nel 1800 centro finanziario e commerciale.


La politica monetaria nella rivoluzione industriale


La politica monetaria durante la Rivoluzione Industriale riguarda due ambiti:

Il sistema creditizio - le Banche

La Banca raccoglie il risparmio ed eroga il credito. Inoltre emette la moneta e le promesse di pagamento (cambiali).
Nel 1819 dopo che gli inglesi avevano vinto su Napoleone a Waterloo, la crescita dei commerci era maggiore rispetto alla disponibilità di moneta. Allora il governo con la PEEL’S ACT, stabilisce alcune regole sul funzionamento del sistema creditizio:
- Riconosce che esiste un’unica banca sul territorio nazionale, la Banca d’Inghilterra, che può emettere moneta. (La moneta veniva emessa già dal 1600, ma qua si tratta di un’unica banca). Fungeva da banca del governo e da custode della riserva aurea nazionale, perché le grandi banche del paese utilizzavano i suoi biglietti per costituire le proprie riserve.
Inoltre la Banca d’Inghilterra aveva la possibilità di autorizzare altre 60 banche private londinesi che non emettevano banconote e da altre circa 800 piccole banche private con limitato diritto di emissione.
- La sterlina viene ancorata al valore dell’oro. Da allora in poi, fino agli accordi di Bretton Woods, la sterlina diventa la moneta di riferimento di tutti gli scambi commerciali mondiali. Questo rapporto viene chiamato SISTEMA AUREO o GOLD STANDARD.
L’Inghilterra per la prima volta separa la funzione di emissione dalla funzione di raccolta risparmio e erogazione credito. Nasce una BANCA CENTRALE che controlla la circolazione della moneta. Questa banca garantiva che tutta la moneta cartacea in circolazione aveva un corrispettivo in oro.

La finanza pubblica


Ovvero le spese e le entrate dello stato.
Nell’età moderna la finanza pubblica era la finanza del Re. Con l’affermazione della Rivoluzione Industriale e dell’economia di mercato, il governo inglese tende a separare la gestione della finanza pubblica dalla gestione del patrimonio della corona inglese. Questo per poter:
- Fare INVESTIMENTI per opere pubbliche, che interessavano la collettività.
Gli investimenti si fanno attraverso l’emissione di OBBLIGAZIONI: si danno soldi allo Stato in cambio si hanno degli interessi, e ad una certa scadenza verrà restituito tutto il capitale prestato.
Tutto questo viene chiamato DEBITO PUBBLICO, perché lo Stato oltre a restituire la quota prestata, deve pagare gli interessi.
- Gestire la fiscalità, le tasse. Lo Stato introduce una POLITICA FISCALE, ovvero l’utilizzo delle entrate dello Stato in relazione agli interessi della collettività.
Gli inglesi scelgono durante il 1800, nel periodo di affermazione della Rivoluzione Industriale la politica fiscale con tassazione indiretta, quindi quella che colpisce gli scambi e le persone con reddito più basso.
Le TASSE si dividono in:
- TASSE DIRETTE : colpiscono il reddito e la ricchezza delle perone (IRPEF)
- TASSE INDIRETTE : colpiscono gli scambi fra beni, non le perone, quindi colpiscono il NEGOZIO ECONOMICO (IVA).
Le TASSE DIRETTE sono PROGRESSIVE, a seconda del reddito. Le TASSE INDIRETTE sono PROPORZIONALI, per quota fissa.
L’effetto economico è che le tasse indirette sono legate alla disponibilità del reddito, mentre le tasse indirette colpiscono indistintamente al di là del reddito, e tendono a penalizzare coloro che hanno un reddito minore.
La tassazione indiretta scelta dagli inglesi è una FISCALITÀ REGRESSIVA.
Storicamente con lo sviluppo economico dei paesi europei è avvenuto un passaggio dalla fiscalità indiretta alla fiscalità diretta.
Gli inglesi hanno scelto questa fiscalità perché se qualcuno voleva comprare qualcosa doveva andare a Londra e quindi pagava le tasse. La fiscalità indiretta è quindi legata alla centralità di Londra, come polo commerciale.
Inoltre non fu prevista nessuna tassazione sulle attività finanziarie tra 1700 e 1800, questo garantiva che Londra era il polo finanziario e garantiva profitti agli agenti di cambio, agli assicuratori, alle banche e di conseguenza alla banca inglese.
Con la Rivoluzione Industriale e l’affermazione dell’economia di mercato, la politica fiscale ha un impatto sul sistema economico, perché incide sulla distribuzione del reddito. Nell’economia industriale bisogna creare il reddito. In questo processo è intervenuto lo Stato.
Il problema non esisteva nella società preindustriale perché la fiscalità riguardava solo i fatti del Re.


La politica sociale nella rivoluzione industriale


La Rivoluzione Industriale cambia le condizioni di vita e i modi di vivere. Nasce una nuova struttura sociale: si affermano la borghesia, gli operai e avviene l’abbandono delle terre, che porta ad un processo di urbanizzazione. Questo processo di urbanizzazione, o meglio l’abbandono delle terre, comporta per il governo inglese l’affermazione per la prima volta di un intervento pubblico assistenziale.
Lo Stato si fa carico delle persone che abbandonano la terra e che non trovano posti di lavoro nelle fabbriche, diventando masse che non hanno reddito in una società dove il lavoro era fondamentale per sopravvivere.
A differenza nella società preindustriale era la collettività ad occuparsi della popolazione e non c’era nessun intervento pubblico che provvedeva ai poveri.
Nasce così con la Rivoluzione Industriale la figura del DISOCCUPATO.
Questa questione passa sotto una serie di leggi: POOR LAWS, che vengono approvate tra il 1830 e il 1850 in Inghilterra.
Queste leggi prevedevano l’assistenza pubblica ai poveri e agli indigenti, attraverso l’erogazione di un salario minimo.
Sono state le prime leggi contro la povertà e la disoccupazione.
Queste leggi sancivano l’erogazione per parrocchie, che allora in Inghilterra avevano una funzione sia amministrativa che religiosa.
Un effetto della disoccupazione è stato il Luddismo, ovvero un movimento di lotta violenta contro l’introduzione delle macchine industriali. I luddisti erano artigiani e lavoratori, prevalentemente tessili che attribuivano all’industrializzazione le cause del proprio immiserimento.
Due economisti hanno esposto la loro opinione sulla questione che riguarda il rapporto fra l’assistenza pubblica e il mercato.
MILL: pensava che queste leggi favorivano la disoccupazione, perché la gente che non trovava lavoro aveva garantito un reddito minimo, ma questo non gli incentiva in una ricerca. Questo reddito minimo era la sostituzione ai beni che la collettività di villaggio forniva alla popolazione per la sopravvivenza nella società preindustriale.
DAVID RICARDO: sosteneva che la legislazione sociale era una garanzia per lo sviluppo industriale inglese per due ragioni:
- riduceva il conflitto sociale, la gente che non trovava lavoro non aveva reazioni violente in quanto un reddito minimo le era garantito.
- Era una garanzia maggiore per chi voleva fare l’imprenditore, perché se qualcosa andava male e l’attività falliva, l’imprenditore aveva comunque un reddito minimo assicurato.
Le analisi storiche del 1800 davano ragione a Ricardo, perché con questo reddito minimo garantito, aumentava la capacità di intraprendere della società inglese, che lasciava la terra e tentava di lanciarsi in una nuova attività.
Un’altra questione sociale che avviene nella seconda metà del 1800, riguarda la QUESTIONE OPERAIA, cioè il miglioramento delle condizioni di lavoro degli operai nelle fabbriche.
Vengono riconosciuti i diritti dei lavoratori:
- La settimana lavorativa diventa di 5 giorni (anziché 6)
- Si lavora per 8 ore
Gli operai per tutelarsi misero insieme le proprie forza, in modo da essere più forti di fronte all’imprenditore. Le esperienze sono le SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO inglesi. Gli operai creavano casse comuni per acquistare dei beni e migliorare le condizioni di vita.
Da queste società nascono i SINDACATI, ovvero associazioni che lottano per il riconoscimento di alcuni diritti dei lavoratori.
NOTE
L’economia di mercato rende il lavoro come una merce come tutte le altre, ma il lavoro è fatto da uomini, che hanno bisogno di certe condizioni di vita.
di Valentina Minerva
Valuta questo appunto:

Continua a leggere:

Altri appunti correlati:

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:

Puoi scaricare gratuitamente questo appunto in versione integrale.