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Il montaggio secondo Pudovkin

Ciò che ha garantito a Pudovkin una fortuna durevole, anche fuori dall’URSS è senz’altro il suo ruolo di mediazione e di sintesi fra concezioni mutuate da altri autori, presentate in una versione più moderata e più piana, lontana dagli eccessi di Vertov e dalle oscurità di Ejzenstejn. La sua riflessione sul cinema è fortemente influenzata dal lavoro svolto negli anni precedenti presso la scuola di Kuleŝov. Al pari del suo maestro sottolinea il potere del montaggio tanto nella produzione di spazi e di eventi che non esistono sul piano profilmico, quanto nella selezione dei dettagli più significativi e funzionali di un azione. Rispetto a kulesov però introduce in più l’idea di una sostanziale omologia fra il procedimento del montaggio cinematografico e la selezione operata dall’occhio all’interno del campo visivo (comparazione fra cinema e linguaggio).
L’elemento che differenzia maggiormente l’approccio di Pudovkin da quello degli altri teorici sovietici è la presenza di una classificazione (piuttosto elementare) delle principali figure di montaggio: antitesi, parallelismo, analogia, simultaneità e leitmotiv.
Gli effetti di montaggio che più interessano Pudovkin sono quelli che intervengono a livello stilistico, piuttosto che linguistico.
di Laura Righi

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