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La popolazione europea nell'economia industriale

Uno dei dati caratterizzanti dell'età moderna è il continuo aumento della produzione agricola a livello europeo e internazionale. Questa accresciuta disponibilità di risorse rende possibile una continua crescita, a livello globale, della popolazione mondiale. In alcune aree, le più industrializzate, aumenta anche il tasso di invecchiamento della popolazione.



→ Nel 1348 la peste ridusse di 1/3 la popolazione europea, che per raggiungere di nuovo i livelli precedenti l'epidemia impiegò 150 anni.
→ Sino al 1700 la crescita della popolazione era lenta, diventerà più rapida nel corso del 1700 per poi diventare rapidissima nell'800, nel '900 e ancor più rapida nel 2000.
→ Tra il 1800 e il 1900 la popolazione europea raddoppia, crescendo a un tasso di crescita superiore a quello della popolazione del resto del mondo. L'Europa si sviluppa quindi più rapidamente del resto del mondo. Inoltre i dati della popolazione la sottostimano, perchè non tengono conto dei
flussi migratori.



I tassi di natalità erano piuttosto elevati, ogni donna in media metteva al mondo molti figli: la media oscillava, a metà '800, tra i 4 e i 5 figli per donna. Questo dato variava comunque molto a seconda delle regioni esaminate e col passare del tempo si riduce progressivamente. L'indice necessario perchè la popolazione rimanga stabile è di 2,1 figli per donna, mentre sotto i 2 la popolazione decresce. Nel 1970 questo indice era sceso a 1,7-1,8.
La crescita della popolazione, pur con elevati tassi di natalità, è comunque frenata dall'elevato tasso di mortalità.




Successivamente i tassi di mortalità, soprattutto infantile, per via della migliorata dieta, del miglioramento delle condizioni igenico-sanitarie e dei progressi in campo medico, va riducendosi. Era inoltre elevato il numero di donne che morivano durante il parto per via delle assenti precauzioni igenico-sanitarie.
Il vaccino contro il vaiolo risale alla fine del '700. Nello stesso periodo scompare la peste in Europa, che dal 1348 era rimasta endemica e si manifestava con periodiche epidemie.
Le prime analisi dei batteri, gli studi battereologici, risalgono alla metà dell'800. L'acqua che si beveva era spesso piena di batteri nocivi; le prime analisi sull'acqua erano di tipo chimico (es la presenza di minerali → veniva filtrata ma i batteri rimanevano). A fine '800 si hanno invece i primi sistemi di potabilizzazione che prevedevano anche l'uccisione dei batteri (ad es l'utilizzo del cloro). Vengono costruiti sempre più acquedotti.
Successivamente iniziano a ridursi anche i tassi di natalità. Questo fenomeno, già evidente alla fine dell'800, è essenzialmente culturale; inizialmente interessa solo le fasce più agiate della popolazione.

Nella Francia della fine del XIX secolo il tasso di natalità è sensibilmente più basso che nel resto d'Europa: la struttura economica francese vede la presenza di famiglie contadine per le quali molti figli avrebbero significato la frantumazione della proprietà e le nascite venivano quindi controllate più rigidamente.


Flussi migratori nella popolazione europea nell'economia industriale


I flussi migratori potevano essere:
- nazionali;
- internazionali.

a) Flussi nazionali


I flussi nazionali erano tendenzialmente flussi dalla campagna si muovevano verso le città, dove si concentravano le attività manifatturiere. La condizione che rendeva ciò possibile era l'aumento della produttività agricola.
Il fenomeno migratorio, unito allo sviluppo dei trasporti, permette la nascita delle agglomerazioni urbane.
Nel 1900 alcune grandi città arrivano a contare 3 milioni di abitanti. Londra, che nel 1800 ne contava già 1,1 milioni, nel 1910 ne avrà più di 7; Manchester nello stesso periodo passa da 90 a oltre 700 mila. La crescita demografica urbana è diffusa e costante.
Conseguenza di ciò è che anche i mercati dei prodotti destinati agli abitanti si fanno sempre grandi, perchè devono soddisfare i bisogni di sempre più consumatori.
L'espansione delle città aumenta inoltre la domanda nel settore dell'edilizia, che vive una fase di forte sviluppo.
L'espansione delle città comporta anche uno sviluppo delle infrastrutture: ad esempio si sviluppa il settore dei trasporti pubblici, in città diventate tanto estese che lo spostamento a piedi non era più sufficiente → nascono i tram, mossi con energia elettrica. In alcune grandi città (Londra, Parigi) si scavano le prime metropolitane.
A metà del 1800 nuove reti di acquedotti portano l'acqua corrente a fasce sempre più estese della popolazione, che non si riforniscono più solo da fontane e pozzi.
Tutto ciò significa attività economica: imprese che operano nel settore, capitali investiti e gestione. In questo periodo si pone il problema del controllo pubblico o privato dei c.d. servizi pubblici.

b) Flussi internazionali


Durante tutto l'800 e fino al 1914 si registrano grandi flussi migratori internazionali, alcuni tra i paesi europei, la maggior parte verso gli altri continenti, soprattutto l'America. Questi flussi migratori hanno natura diversa da quelli avutisi nel passato. Se in precedenza erano soprattutto motivati da persecuzioni (ad es le persecuzioni religiose che portarono flussi migratori verso l'Olanda nel 5 e 6 cento), ora il movente principale (anche se non l'unico, si pensi all'emigrazione degli ebrei verso l'America negli anni 30 del 900 ) è quello economico: circa 50 milioni di persone in cerca di lavoro lasciano l'Europa tra il 1820 e il 1814, per poi sbarcare quasi tutti in America.
Il boom dell'emigrazione dall'Europa dura all'incirca 40 anni ed è dovuto a diversi fattori intrecciati tra loro, tra cui i più importanti sono:
- la crescita demografica;
- il surplus di forza lavoro disponibile.
Il grande sviluppo economico non è sufficiente ad assorbire tutta la forza lavoro sul mercato → il primo paese a vivere lo sviluppo è l'Inghilterra, che è anche il primo paese da dove comincia un forte fenomeno di emigrazione, principalmente verso le colonie.

A metà 800 la situazione si fa ancora più pesante: non solo dall'Inghilterra ma anche dall'Europa continentale partono straordinari flussi migratori.
Chi erano i migranti? Solitamente i più sfortunati, i disperati, quelli che a casa loro non avevano prospettive per il futuro, contadini poveri e non qualificati → forza lavoro a basso costo; sull'altra sponda dell'oceano, ora facilmente raggiungibile grazie alle nuove forme di trasporto, c'erano economie in espansione che potevano offrire un futuro migliore. Spesso i migranti si indebitavano per pagare la traversata.


Destinazione dei flussi migratori internazionali della popolazione europea nell'economia industriale


Le terre d'arrivo erano soprattutto le Americhe; in misura minore l' Australia, che era usata dagli inglesi come colonia penale.

America del sud


L'immigrazione in America del sud ha l'effetto di creare una popolazione tripartita: i discendenti della popolazione indigena, i bianchi (che all'inizio erano solo iberici) e i neri americani, trasportati in America come schiavi. Dall'incrocio di queste etnie nascono poi gruppi di meticci e mulatti.

America del nord


I flussi arrivano a ondate successive. La popolazione è composta da pochi nativi, dai bianchi (all'inizio erano solo inglesi e francesi) e dagli schiavi.
Le idee illuministe portarono all'abolizione della schiavitù (definita nell'Encyclopédie come pratica che «viola la religione, la morale, le leggi naturali, e tutti i diritti naturali dell'uomo») in Europa già alla fine del '700, mentre nelle colonie agli inizi dell'800 (nel 1815 viene dichiarata illegale la tratta degli schiavi al congresso di Vienna).
Inizialmente i bianchi erano solo inglesi, francesi e olandesi: l'arrivo di migranti dall'Europa porta a una segmentazione anche fra la popolazione bianca → i primi costituiscono le elites, mentre i mediterranei, con la pelle più scura, sono considerati più vicini ai neri.
WASP → White AngloSaxon Protestant.
J.F. Kennedy, di origine Irlandese fu il primo (ed unico, sino a Obama) presidente degli Stati Uniti a non essere WASP, in quanto cattolico.


Ricadute economiche dell'emigrazione sulle terre di partenza


Gli effetti economici furono molteplici:
- riduzione della tensione sul mercato del lavoro (poichè parte del surplus di FL si era mossa in altri continenti;
- livelli retributivi un po' meno compressi, diretta conseguenza del punto 1 (→ contro l'emigrazione sono quindi le élites dei proprietari terrieri);
- le rimesse degli emigranti sono una risorsa per il loro paese d'origine e costituiscono una voce attiva nella bilancia dei pagamenti;
- la presenza di comunità nazionali in paesi stranieri apre la possibilità di vendere all'estero prodotti nazionali, in quanto gli emigranti tendono a mantenere le usanze, e quindi anche le abitudini di consumo, che avevano nel loro paese;
- possibilità di fare affari (ad esempio avvio di attività imprenditoriali).


Conseguenze economiche dell'emigrazione per le terre di arrivo


I flussi migratori portano forza lavoro disponibile a buon mercato. Si considera che le persone che emigrano siano più intraprendenti delle altre in quanto l'emigrazione necessita di una certa dose di coraggio e di intraprendenza; costituiscono un segmento si dal punto di vista anagrafico che dal punto di vista del sesso: mediamente non sono persone né anziane né troppo giovani, ma giovani adulti nel pieno delle loro forze; solitamente sono maschi, che magari si fanno raggiungere in un secondo momento dalla famiglia.
Con la prima Guerra Mondiale il flusso si interrompe e cambia il contesto: gli USA introducono quote all'immigrazione, cercando di controllare e limitare i flussi.
L'apertura degli spazi geografici e la dilatazione del sistema economico europeo negli spazi globali (movimento di merci, persone e capitali sempre più intenso) rappresenta il punto forte dello sviluppo economico dell'800.
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