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Sviluppo internazionale delle imprese

La pressione competitiva internazionale è un potente fattore di spinta verso un ampliamento dei processi di internazionalizzazione dell’impresa, la quale è chiamata ad organizzare su scala mondiale la propria attività di ricerca, produzione, approvvigionamento e commercializzazione.
Economie di scala → in alcuni settori tali economie sono importanti, per cui vi è una fortissima spinta all’ampliamento dei mercati di sbocco. Ovviamente l’utilizzo di tali economie implica una standardizzazione dei prodotti e dei processi ed una loro concentrazione in impianti idonei a sfruttare a pieno le economie di scala.
Economie di apprendimento → connesse alla curva di esperienza. Al raddoppio della produzione si accompagna una diminuzione dei costi medi, dovuta proprio al processo di accumulo dell’esperienza.
Un altro fattore che stimola l’internazionalizzazione delle imprese è costituito dalla possibilità di sfruttare la presenza in più paesi per utilizzare in chiave produttiva le differenze di costo dei fattori. La capacità di produrre in più paesi alcune componenti o i prodotti finiti può conferire un vantaggio competitivo.

Omogeneizzazione degli stili di vita e di consumo.
Diminuzione delle distanze culturali e comportamentali tra le diverse popolazioni dovute all’evoluzione dei sistemi di trasporto e di comunicazione.
Omogeneizzazione del livello di scolarizzazione che facilita la diffusione di tecnologie.
Espansione internazionale delle grandi imprese che, con i loro prodotti, hanno contribuito alla modificazione degli stili di vita.

Levitt → la tecnologia determina una omogeneizzazione dei bisogni e delle preferenze dei consumatori (consumatore universale) facendo emergere mercati globali per beni standardizzati.
Tuttavia tale impostazione viene criticata poiché alcune tecnologie operano verso la segmentazione sempre più spinta dei mercati i quali presentano una varietà di bisogni e comportamenti da soddisfare. Anche le differenze geografiche operano nel senso opposto rispetto all’impostazione di Levitt.
La globalizzazione non equivale alla riduzione della complessiva varietà espressa dai mercati, ma al contrario discende dal fatto che la varietà dei consumatori e delle soluzioni tecnologiche non hanno più separazioni spaziali.
Tratto da MARKETING INTERNAZIONALE di Valerio Morelli
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