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Assenza di sentire e limite all’analisi psicologica

L’aggregato funzionale è l’insieme delle figure che emergono nel campo analitico, costituite dalla sintesi di elementi eterogenei (verbali, emotivi, corporei) provenienti sia dall’analizzando che dall’analista, correlate al funzionamento mentale della coppia e alle necessità comunicative del momento.
CC: un paziente si rivolge all’analista perché tormentato dall’insonnia e dalla paralisi notturna che segue gli incubi. Ha un fratello defunto (morto nel sonno), una madre in lutto, una nonna che si occupa di lui, un sé assimilato al vicinissimo fratello perduto e un’area familiare intrisa di elementi vuoti, aggressivi e colpevolizzanti. Nei suoi sogni e nel sintomo del risveglio, il paziente rinscena in sé la morte del fratello e la ripete, forse per riuscire a rispondere ad essa in modo meno impotente.
La relazione corporea è una delle aree di transito e di espressione degli elementi profondi, da iscrivere in una regione individuabile della vicenda trasferale che si può svolgere nei trattamenti di alcuni pazienti, i quali ospitano in sé tracce sensibili di una vita primitiva, al livello della differenziazione mente/corpo, che richiede di essere accolta e promossa, prima che interpretata.
Per aspetto corporeo di una relazione intendiamo la difficoltà di un soggetto, di un gruppo o di una relazione fra soggetti, ad attraversare e a sintetizzare uno o più fra i numerosi versanti di ciò che intendiamo per corporeo; la relazione terapeutica, rappresentandoli in sé, avrebbe il compito di fare un percorso dagli aspetti non simbolici e perduti al legame, a quelli viventi e accessibili alla relazione, al pensiero verbale.
CC: una paziente, prima e dopo la morte del padre, sogna la ringhiera di casa, prima mancante, poi caduta ora dentro casa poi fuori al piano inferiore, ma senza mai arrecare danno a nessuno. La ringhiera rappresenta l’argine protettivo paterno e un limite da porre al lutto e alla curiosità, relativa agli aspetti della morte. Un oggetto perduto può anche non precipitare all’interno della persona o dell’analisi o la persona in esso, ma si possono escogitare strategie misteriose verso un corpo nuovo, con cadute meno acrobatiche, per poterne immaginare l’incolumità.
Il mito edipico narra in modo corporeo la nascita e la distruzione dell’identità soggettiva, generazionale e collettiva; individui, generazioni e popoli colpiti dall’ira divina, si tramandano tradizioni di pestilenze, guerre, uccisioni, rappresentati nel corpo e non solo; solo riflettendo sulla concatenazione degli eventi, il poeta trova accenti tragici e solenni che perdono la qualità e la prossimità corporea, pur contenendole, per assumere orizzonti più complessivi di carattere universale e profondo che la parola può riferire. Lo svelamento del corpo e degli elementi corporei e la loro riformulazione all’interno di una condizione che li riconosca e restituisca loro proprietà perdute, potrebbe produrre occasioni di svolgimento e maturazione prima mancate.
Nei colloqui preliminari con un paziente, ci formiamo un’opinione sulle sue aree disponibili all’analisi, individuiamo le sue barriere inconsce e antianalitiche, ci interroghiamo sull’utilità di un’economia nuova e di una nuova strutturazione che potremmo ottenere. Arriviamo a conoscere lo spazio che abbiamo a disposizione, ma non quello difeso e segreto dell’inconscio che non desidera né intrusi né ospiti, né comprensione o mutamento, ma con il quale forse è possibile dialogare. Possiamo riuscire a sviluppare sentimenti creativi e di amore, a riconnettere l’amore narcisistico di sé con le fiducia nelle proprie capacità di rinuncia e di riparazione, di fare un sensato esame di realtà  e di condurre l’esperienza costruttiva della vita con un sistema immunitario adeguato, tale che non risenta del tutto la vicinanza minacciosa della catastrofe incombente.

di Paola Alessandra Consoli
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