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I contratti di lavoro autonomo; il contratto d'opera

Abbiamo visto come il lavoratore autonomo sia tenuto alla realizzazione dell'opus perfectum, ossia dell'opera finita, così come precisato dalla definizione generica fornita dall'art.2222 c.c. Tuttavia oltre al contratto d'opera in linee generali, per il lavoro autonomo possiamo distinguere 4 figure fondamentali, aventi tutte una diversa causa (che ricordiamo essere il "perché esistenziale" del contratto, la sua funzione, uno degli elementi fondamentali del contratto): l'appalto, la cui causa la possiamo ritrovare nello scambio di un'opera o di un servizio eseguito con la sola organizzazione dell'appaltatore, verso il corrispettivo di un prezzo; il trasporto, la cui funzione è quella appunto del trasferimento di cose o persone; il deposito generico, la cui funzione è la custodia di beni altrui; il mandato, incluse le sue sottospecie, in cui la causa è rinvenibile nella gestione di affari altrui tramite la conclusione di contratti. 
Ovviamente in tutti i casi sopracitati manca il vincolo di subordinazione, ma anche nel caso di lavoro autonomo può esistere una certa sottoposizione del lavoratore al committente: quest'ultimo potrebbe avere interesse a porre un termine per la realizzazione dell'opera o addirittura a descrivere come l'opera debba essere eseguita. In questo caso, però, sebbene il debitore debba attenersi a quanto stabilito dal committente, che in caso contrario potrà recedere per giusta causa ed ottenere il risarcimento del danno, sarà solo e solamente vincolato alla direzione del committente, ma in nessun modo potrà ritenersi alle proprie dipendenze. 
Tratto da DIRITTO DEL LAVORO di Alessandra Infante
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