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I cambiamenti demografici nella provincia palermitana

CAMBIAMENTI DEMOGRAFICI E RELAZIONI SPAZIALI NELLA PROVINCIA PALERMITANA. Palermo denota un trend crescente nel periodo 1961 – 1981 e una lieve inversione di tendenza tra il 1981 e il 2001. In quest'ultimo ventennio sono invece i comuni di prima corona a manifestare una crescita elevata, parzialmente alimentata dal processo di decentramento del capoluogo.
Palermo ha un saldo migratorio negativo bilanciato da un saldo naturale positivo. Per quanto riguarda invece l'indice di dipendenza esso è basso perché si verifica un processo di sostituzione della popolazione anziana con l'arrivo di giovani, ma non così alto da rendere positivo il saldo migratorio. Per i comuni di prima corona invece la situazione è diversa, manifestando un saldo migratorio positivo e un saldo naturale positivo. Il saldo migratorio dei comuni di primo ring non è tanto dipeso dal capoluogo ma dai movimenti provenienti da altre provincie siciliane.
Eppure le dinamiche demografiche di Palermo condizionano tutta l'Area Metropolitana, che comprende ben 27 comuni per una superficie complessiva di 1396 kmq. Dal punto di vista geomorfologico e orografico, la zona è caratterizzata da due grandi valli: Valle dell'Oreto (la cosiddetta Conca d'Oro) e la Valle dello Jato. La prima è pianeggiante e costituisce una enorme distesa di agrumeti; la seconda è prevalentemente vitivinicola. La parte montuosa della città comprende le catene del monte Cuccio e di Montagnalonga.
PA e i suoi comuni di prima corona costituiscono quasi l'80% del totale dell'AM e il 65% totale dell'intera provincia. Il comune di PA svolge all'interno dell'AM un ruolo determinante per il peso demografico, derivando così enormi flussi centripeti che creano fenomeni di congestione e traffico. È pur vero che recentemente si stanno verificando anche flussi centrifughi verso i comuni meno inquinati di prima fascia, configurandosi un iniziale fenomeno di suburbanizzazione e una maggiore articolazione demografica del territorio. Si accentuano così, naturalmente, i movimenti pendolari, non supportati da un adeguata politica di organizzazione in infrastrutture che favoriscano il decentramento di servizi e di produzione.

di Gherardo Fabretti
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