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La produzione lirica di Ariosto e le Satire

La produzione lirica di Ariosto può essere suddivisa in due sezioni: una in latino, l'altra in volgare. La prima risale agli anni della giovinezza e sconfina nell'imitazione; la seconda tocca risultati intensi e originali. Nella sua produzione, Ariosto è sensibile al modello petrarchesco, e alla sua variante proposta da Bembo. Da qui la selezione attenta del lessico, modellata sul toscano illustre.
D'altra parte Ariosto interpreta però il rapporto con la tradizione. Se Bembo è il petrarchismo tendono alla riduzione dei modelli, restringendo il canone quasi al solo Canzoniere, Ariosto mantiene un rapporto vivo e ricco con la tradizione, con modelli classici come Orazio e Catullo.

Le Satire sono tra le sue opere più apprezzate. La Satira prevede uno sviluppo narrativo e un'articolazione logico-discorsiva ben lontani dalla purezza e dalla lirica. In tal senso, la loro elaborazione va collegata alle stesse premesse ideologiche del Furioso. Ariosto lavora a una concretezza che colga gli elementi autobiografici senza incanalarli liricamente, come nel petrarchismo.

Le Sette Satire nascono da eventi biografici e rispondono al bisogno di difendersi o affermare il proprio punto di vista; sempre determinante è dunque il riferimento alla realtà concreta vissuta.

Il ricorso alla terzina dantesca in sede di poesia narrativa e argomentativa segnala già la valorizzazione di un modello che proprio in quei decenni entrava in ombra; ed è originale l'utilizzo stilisticamente disimpegnato del modello dantesco, plurilinguismo compreso. Ariosto dà infatti spazio a una colloquialità diretta, a un parlato che non esclude momenti trascurati. Il tono confidenziale ben si addice alla tematica autobiografica non sublime e non idealizzata.

di Domenico Valenza

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