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La gerarchia delle fonti internazionali

XI Diritto internazionale -> La formazione delle norme internazionali -> La gerarchia delle fonti internazionali
1. Norme consuetudinarie (compresi i principi generali di diritto comuni agli ordinamenti)
2. Trattati (obbligatorietà riposta nella consuetudine pacta sunt servanda)
3. Fonti previste da accordi (gli atti delle organizzazioni internazionali)
In che rapporto stanno?
La consuetudine è molto flessibile, poiché può essere derogata da una fonte inferiore, nei limiti in cui la consuetudine lo consente. Oggi si parla sempre più di un gruppo di norme cogenti (ius cogens).
L'art. 53 della Convenzione di Vienna sancisce la nullità di qualsiasi trattato che, al momento della sua conclusione, è in contrasto con una norma imperativa del diritto internazionale generale. Con norma imperativa del diritto internazionale generale si intende una norma accettata e riconosciuta dalla comunità internazionale degli Stati nel suo insieme, come norma a cui non si può apportare nessuna deroga e che non può essere modificata se non da una norma di diritto inernazionale generale dello stesso carattere.
Il trattato quindi non può derogare le norme cogenti del diritto internazionale.
L'art. 64 stabilisce che se una norma imperativa di diritto internazionale generale è in contrasto con un trattato, questo diventa nullo e si estingue.
Ma cos'è il diritto cogente? La Convenzione di Vienna non lo dice, né la dottrina riesce a trovare un criterio di riferimento. Si fa leva sull'art. 103 della Carta dell'ONU: in caso di contrasti tra gli obblighi contratti dagli Stati membri delle Nazioni Unite con il presente Statuto e gli obblighi da esse assunti in base a qualsiasi altro accordo internazionale prevarranno gli obblighi derivanti dal presente statuto. Oggi il rispetto della Carta è considerato fondamentale.
di Alessandro Remigio

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