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Rilievo fiscale delle imprese familiari

L’impresa familiare assume rilievo fiscale solo se, prima dell’inizio del periodo di imposta, sia redatto un atto pubblico o una scrittura privata autenticata, da cui risultino nominativamente i familiari che collaborano nell’impresa.
Non vi è dunque coincidenza tra la figura civilistica e quella fiscale dell’impresa familiare; civilisticamente, l’impresa familiare sorge di fatto.
La rilevanza fiscale dell’impresa familiare attiene alla distribuzione del reddito tra imprenditore e collaboratori; ai secondi viene attribuita una quota del reddito complessivo proporzionata al lavoro effettivamente prestato nell’impresa in modo prevalente e continuativo, ma comunque non superiore al 49%.
Tale limite ha lo scopo di impedire manovre intese ad eludere la progressività.
Sussistendo comunque l’interesse a distribuire, entro tale limite, i redditi tra i familiari in modo da eludere la progressività, l’imputazione dei redditi a ciascun familiare è subordinata a condizioni formali rigorose; è necessario:
a. che i familiari risultino indicati in un atto pubblico formato prima dell’inizio del periodo di imposta;
b. che la dichiarazione dei redditi dell’imprenditore indichi le quote di partecipazione dei collaboratori familiari e attesti che le quote sono proporzionate alla qualità e quantità di lavoro effettivamente prestato;
c. che ciascun familiare attesti, nella propria dichiarazione, di avere prestato la sua attività di lavoro nell’impresa in modo continuativo e prevalente.
Il reddito delle imprese familiari non è imputato ai partecipanti come reddito omogeneo, ma vi è netta separazione tra reddito dell’imprenditore e reddito dei collaboratori (solo la quota spettante all’imprenditore è reddito d’impresa).

di Stefano Civitelli
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