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L'indagine filosofica di Guglielmo di Ockham


Guglielmo di Ockham nacque verso il 1290 ad Ockham in Inghilterra. La sua prima opera è il Commentario alle Sentenze. Tra le opere di fisica e di logica, occorre citare Somma dell’intera logica ed inoltre sette libri di Quodlibeta. In difesa dell’imperatore e contro la pretesa di supremazia politica del papato Ockham scrisse numerose opere tra cui il Dialogo fra maestro e discepolo, e Sul potere degli imperatori e dei pontefici.

Il punto di vista di Ockham è quello di un empirismo radicale. Tutto ciò che oltrepassa i limiti dell’esperienza non può essere conosciuto né dimostrato. Il fondamento della dottrina di Ockham è la teoria dell’esperienza. Anzitutto, la conoscenza si divide in conoscenza non complessa e complessa. Quest’ultima concerne le proposizioni composte di termini. La conoscenza non complessa concerne invece i singoli termini e gli oggetti designati e si divide in astrattiva e intuitiva.
La conoscenza astrattiva prescinde dall’esistenza o meno di una cosa. La conoscenza intuitiva avverte se una cosa c’è o meno. La conoscenza intuitiva perfetta è l’esperienza, è imperfetta se concerne un oggetto passato. La conoscenza intuitiva può essere sia sensibile che intellettuale.
La supposizione è per Ockham la dimensione semantica dei termini nelle proposizioni: cioè il riferimento dei termini ad oggetti diversi dai termini stessi che possono essere o cose o persone o altri termini. Gli oggetti cui la suppositivo si riferisce devono infatti avere un modo d’esistenza determinato: o come realtà empiriche o come concetti mentali o come segni scritti.
Poiché l’unica conoscenza possibile è l’esperienza (dalla quale deriva la conoscenza astrattiva) e poiché l’unica realtà conoscibile è quella che l’esperienza rivela, cioè la natura, ogni realtà che trascenda l’esperienza non può raggiungersi in via naturale ed umana. Ockham afferma dunque l’etereogenità radicale tra scienza e fede, che non possono sussistere insieme.

Il problema scolastico è dunque insolubile. La teologia cessa di essere scienza e diviene un puro coacervo di nozioni sprovviste di evidenza razionale e validità empirica. Le stesse prove dell’esistenza di Dio non hanno per Ockham valore dimostrativo. E difatti l’esistenza di una realtà qualsiasi è rivelata all’uomo soltanto dalla conoscenza intuitiva, cioè dall’esperienza.
Poiché l’esistenza e l’essenza vanno congiunte e si conosce l’essenza solo di ciò di cui si conosce intuitivamente l’esistenza, l’uomo non conosce né l’esistenza né l’essenza di Dio. La proposizione Dio esiste non è quindi evidente. Né possiede valore dimostrativo la prova cosmologica. Non è vero infatti in senso assoluto che tutto ciò che si muove è mosso da altro. Quanto alla prova de-sunta dal principio causale, egli non ritiene dimostrabile che Dio sia causa efficiente dei fenomeni.
La metafisica di Ockham è una critica alla metafisica tradizionale che si basa sul principio di economia, il procedimento metodologico che i suoi discepoli chiameranno rasoio di Ockham, per cui è dannoso e inutile moltiplicare gli enti creando realtà in soprannumero rispetto a quelle da spiegare (come quando per voler intendere l’uomo si ricorre all’idea platonica di Umanità).
A proposito della sostanza, Ockham anticipa la critica futura di Locke. Ciò che noi conosciamo della sostanza sono soltanto le sue qualità, manifestateci nell’esperienza sensibile. Ma dalla conoscenza delle qualità noi non possiamo risalire alla conoscenza della sostanza che le possiede, che rimane perciò inconoscibile.
Ancora più importante è la critica al concetto di causa: Ockham insiste sulla diversità tra causa ed effetto, per cui dalla conoscenza dell’effetto non si può risalire alla conoscenza della causa. Neppure si può discendere dalla conoscenza della causa a quella dei possibili effetti, se questi effetti non sono stati conosciuti per esperienza.

Ma il distacco di Ockham dalla metafisica aristotelica è segnato in modo più evidente dalla sua critica della causa finale. La causalità del fine consiste nell’essere amato o desiderato dall’agente, ma che il fine sia amato e desiderato non significa che esso agisca.
Il fondamento ultimo della polemica antimetafisica è il volontarismo teologico, cioè la convinzione che il mondo procede dalla volontà misteriosa e sopra-razionale di Dio, il quale crea l’universo senza sottostare a nessuna regola. Procedendo il mondo da un’impenetrabile volontà divina, non è stato costruito secondo dei perché logici (nel senso umano) ai filosofi, non resta che prender atto della realtà così com’è, senza pretendere di spiegarne le ragioni metafisiche.
Ciò che resta da fare al ricercatore è abbandonare la pretesa di capire l’essenza o il fine dei fenomeni, sforzandosi invece di descrivere come avvengono. Il rigetto occamista della metafisica apre dunque le porte alla fisica nel senso moderno del termine. Ockham considera la natura come il dominio proprio della conoscenza umana; l’esperienza cessa di avere carattere magico.
Nel dominio della psicologia, la critica di Ockham investe lo stesso concetto dell’anima come forma immateriale e incorruttibile. Noi conosciamo, mediante l’esperienza, i nostri stati interiori: ma nulla sappiamo di una pretesa forma incorruttibile, che sia il sostrato di essi. Eliminata l’anima come sostrato, Ockham elimina pure l’intelletto attivo: nessuna funzione può essergli riconosciuta nel meccanismo della conoscenza. La conoscenza intuitiva è prodotta dalla realtà stessa, e la conoscenza astrattiva è predicata dalla conoscenza intuitiva. Esso è pertanto insistente.
Ockham mira a rivendicare contro l’assolutismo papale la libertà della coscienza religiosa e della ricerca filosofica. La legge di Cristo è secondo Ockham legge di libertà. Al papato non appartiene il potere assoluto né in materia spirituale né politica. Il potere papale fu istituito per il vantaggio dei sudditi, non perché fosse loro tolta la libertà che la legge di Cristo è venuta anzi a perfezionare.

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