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Flussi di capitale nel 1800 in Italia. Liberismo e protezionismo


I RAPPORTI COMMERCIALI CON L'ESTERO E I FLUSSI DI CAPITALE
Dal liberismo al protezionismo
Sostegno da parte dello Stato: commesse ma anche tariffe doganali: protezionismo.
Quando si arriva al protezionismo?

Con l'unità d'Italia Cavour estende a tutta l'Italia le tariffe del Piemonte (Regno di Sardegna). Prima c'era il liberismo che danneggerà le economie del sud più indifese.

Necessità di pagare gli aiuti ricevuti da Inglesi e Francesi aprendo loro i nostri mercati
Export su paesi liberali di prodotti dell'agricoltura
Restare dentro le correnti europee (anche scambi di conoscenze tecniche)

Poi le industrie resteranno indietro e chiederanno le tariffe. 1875-1880-1887 introdotte (no su meccanica e chimica perché sono settori che si mantengono da soli e serviva per le relazioni internazionali)
Protezionismo anche fra gli agrari in occasione della crisi del grano.
Comunque con il fascismo tutto fu protetto.

E' normale che ci sia il protezionismo?

I periodi storici maggiori sono quelli del protezionismo rispetto al libero mercato.


Per i paesi ritardatari il protezionismo è indispensabile per reggere la concorrenza di quelli già sviluppati.
Andamento del commercio estero in Italia alla fine del '800.
Con lo sviluppo si intensificano i traffici.
Dal 1861 al 1915 il commercio estero italiano ha una progressiva crescita.
Ci sono 2 cicli espansivi:
1° - dal 1867 al 1876 grazie all'unità d'Italia. Ebbe effetti benefici. Poi le prime difficoltà  con la crisi agraria degli anni 1880. [In questi anni l'Italia commercia con la Francia]. I problemi con la Francia sono per le tariffe doganali e per i rapporti commerciali diplomatici. Inizia la contrazione.

2° - da fine '800 (1890) fino a 1915 (prima della 1° guerra mondiale).
L'Italia esporta perché si sta industrializzando. Il partner privilegiato è stavolta la Germania.
Cosa esportiamo? Diminuiscono le materie prime ed i prodotti dell'agricoltura (es. olio, vino, uova, riso), zolfo (solfatare siciliane) a causa del fatto che ne aumenta il consumo interno e il sostentamento della crescita demografica. Cosa importiamo? Materie prime per le nostre industrie (filati per le ditte tessili), prodotti finiti (tessuti, agricoltura).
In che modo aumenta l'export di prodotti finiti? Non importiamo più lo zucchero, esportiamo la pasta. Non si è più così arretrati. Aumentano le importazioni di cereali.
L'Italia è comunque ancora debole. Esporta tessili perché le ditte sono mature.
Esporta poco il settore metalmeccanico perché poco maturo.
L'Italia esporta auto perché è un settore particolare (per un breve periodo).
Intorno al 1886 le esportazioni compensavano le importazioni del 70% (la bilancia dei pagamenti è in deficit del 30%).  Poteva condizionare il nostro sviluppo. Come si trova l'equilibrio? Con le rimesse degli emigranti e con il turismo (valuta pregiata).

Tratto da STORIA ECONOMICA CONTEMPORANEA di Barbara Pavoni
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