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La situazione economica di Germania e Stati Uniti dopo la prima guerra mondiale

Lo scenario economico internazionale presenta una frantumazione politica, che diventa anche una frantumazione economica. Gli Stati dopo il trattato di Versaills sono tutti indebitati e ricorrono al mercato nazionale per avere soldi. Nel frattempo gli Stati Uniti adottano un atteggiamento isolazionista, ovvero non si fanno a carico della crisi economica europea. Inoltre si trovano a finanziare i paesi (Germania), da cui dovrebbero avere indietro i loro soldi.
Questo processo è segnato dall’iperinflazione tedesca: la circolazione monetaria cresce in modo molto veloce, perché viene stampata moneta. Tutto ciò genera la debolezza di uno dei motori più importanti del sistema economico, quale la Germania. Questa crisi viene definita CRISI FINANZIARIA DELLA REPUBBLICA DI WEIMAR.
Il tracollo dell’economia tedesca avviene nel 1927. La causa della crisi è data dagli Stati uniti che decidono di non erogare più prestiti alla Germania, dato che essa non era in grado di restituire quanto prestato. La Germania era incapace di riattivarsi e di restituire i capitali. Tutto ciò porta ad una conseguenza politica che è il nazismo.
Alla fine degli anni ’20 l’assenza di un coordinamento internazionale e la concertazione internazionale anche sul piano economico genera una crisi economica.
Negli anni ’20 le economie occidentali erano interdipendenti tra di loro, quindi se una andava male, ci rimettevano anche le altre. Per questo la debolezza finanziaria tedesca si ripercuote su tutto il sistema. Gli anni ’20 sono segnati non solo dalla difficile ripresa dopo la guerra, ma anche da tutta la debolezza del sistema occidentale che è diventato interdipendente, ma gli operatori non se ne rendono conto.
Inoltre questi anni segnano il decesso per eutanasia del sistema economico liberale, il capitalismo liberale nato nel 1400 e che ha avuto come cuore l’Inghilterra finisce con gli anni ’20.
Le cause sono:
- inflazione
- disoccupazione
Questi due elementi incidono su tutti i paesi contemporaneamente. Le politiche economiche messe in atto non funzionano, perché se si riduce l’inflazione aumenta la disoccupazione, e viceversa.

Le politiche economiche sono:
- PAREGGIO DI BILANCIO : ridurre spesa pubblica
- STABILITÀ MONETARIA : legata al gold standard
- PROTEZIONISMO : difesa dei mercati.
Questi tre fattori messi insieme contemporaneamente, aggravano di più la situazione e continuano a generare inflazione e disoccupazione.
KEYENES, un diplomatico inglese, nel 1930 scrisse la soluzione a questo problema, ma non fu utilizzata dagli Stati Uniti fino all’inizio degli anni ’50. Keyenes colse che il sistema liberale capitalistico nato dalla Rivoluzione Industriale, con gli strumenti che ha, non è in grado di uscire dalla crisi data dall’inflazione e dalla disoccupazione, bisogna quindi inventarsi una nuova politica economica.
Prima che gli Stati Uniti applicassero quanto detto da Keyenes, sono passati 20 anni drammatici, durante i quali il mondo ha vissuto la II Guerra Mondiale, e dal punto di vista economico sono stati segnati dalla crisi del ’29 di Wall Street. Con la crisi di Wall Street sembrava finito il capitalismo. In questi anni nessuno aveva in mano un modello economico.
In questo quadro internazionale rientra l’Italia, un paese che ha speso tanto per la guerra, ha una moneta svalutata perché importa molte materie prime ed esporta molto meno di quanto importa, quindi la bilancia commerciale è negativa. Inoltre a causa della crisi economica internazionale calano le rimesse degli emigranti e anche se è un paese vincitore è soggetta al problema dei debiti di guerra.
A questo si aggiungono i problemi sociali, dati dalla smobilitizzazione delle forze armate e dalla disoccupazione crescente, legata alla riconversione dell’industria. Tutto ciò genera uno scontro sociale tra imprenditori, proprietari agricoli e operai, contadini. Le proteste sociali si annettono all’ideologia politica del comunismo. Questa situazione porta al fascismo, sostenuta dagli imprenditori, perché Mussolini garantiva l’ordine dopo il biennio rosso.
La differenza con la Germania è che Mussolini punta di più sulla questione sociale, rispetto ad Hitler che è più legato all’economia, per risollevare l’economia dall’inflazione e dalla necessità di pagare i debiti.
di Valentina Minerva
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