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Imposte Ambientali


Un ultimo tipo di imposte locali molto richiamate per quello che concerne la possibilità di applicazione locale sono i vari tipi di imposte ambientali. Sono sostanzialmente imposte legate alla tutela dell’ambiente e quindi si ritiene si ritiene che si prestino bene a un’applicazione di livello locale, perché appunto l’esternalità negative ambientali devono essere controllate a livello locale.
Possiamo fare solo dei cenni, probabilmente la letteratura ha amplificato un po’ le potenzialità di uso di queste imposte ambientali però si può far riferimento a tre categorie principali.
Tre categorie di imposte ambientali:
- imposte sulle emissioni di sostanze inquinanti (es.:acque) sostanze inquinanti delle acque;
problema della mobilità delle imprese perché queste imposte tanto più sono alte tanto più rendono possibile l’allontanamento delle imprese dal territorio dove vengono applicate per andare in un territorio dove queste imposte non ci sono. D’altra parte per aver un buon gettito bisognerebbe avere aliquote molto alte quindi un po’ il rischio a livello locale è far sparire la  base imponibile. Più facile è a livello nazionale, perché in questo caso non ci sarebbe il problema di concorrenza fiscale;
- imposte sugli inputs inquinanti all’interno dei processi produttivi. Es.: tassazione del carbone, o dell’energia elettrica prodotta con il carbone. Anche in questo caso ci sarebbe una base imponibile molto ampia quindi basterebbero aliquote limitate per avere un gettito adeguato, c’è però il rischio di andare contro le esigenze di sopravvivenza di alcuni settori produttivi che usano inputs inquinanti ma che non possono riconvertirsi per tempo e quindi anche in questo caso l’applicazione di imposte locali causa abbastanza problemi;
- imposte generiche come la tassa ecologica nelle Baleari; si tratta di una tassa sui turisti che contribuiscono così alle spese locali che si configura come una tassa di scopo. È molto simile alla tassa di soggiorno che ha una logica di tipo ecologico, almeno nelle Baleari l’obbiettivo era controllar l’afflusso dei turisti certamente non eliminarlo o ridurlo enormemente perché ovviamente devono mantenere la loro caratteristica turistica; sembra di più essere una tassa di scopo, per garantire in questo caso una esportazione dovuta dell’imposta per fare in modo che anche i cittadini residenti che consumano i servizi pubblici locali paghino il corrispettivo in base ai benefici che ottengono e quindi si tratta solo di quantificare esattamente quanto può essere questo corrispettivo. Anche in questo caso è una tassa di scopo, nel senso che il gettito va a migliorare certamente gli effetti ambientali o connessi al turismo.
Quindi le imposte ambientali:  molte promesse, però in pratica a livello locale non è che ci sia tanto da recuperare.
Qui in questo grafico ci ha fatto uno schema per vedere un po’ il sistema di imposte locali in italia ovviamente non tiene conto delle riforme di quest’anno e dell’anno scorso, però serve a far vedere immediatamente  intanto i casi in cui ci sono delle sovrapposizioni di basi imponibili; casi in cui  abbiamo sovrapposizioni di imposte di scopo e casi in cui si ha determinazione di aliquota o invece si ha una mera attribuzione e quindi in sostanza siamo in presenza di una mera compartecipazione. È interessante vedere comuni, regioni, province e stato per vedere chi insiste su quell’imposta. Per esempio l’ IRAP regioni e stato perché lo stato prende una piccola percentuale di quell’imposta come corrispettivo della sua attività di amministrazione centrale dell’imposta. Imposta regionale sulla benzina: stato e regioni; l’accisa sulla benzina: stato e regioni. Le uniche che vedono tutti e quattro i livelli di governo le vedete, sono le addizionali regionali sulle imposte sul reddito delle persone fisiche, così come sulle imposte provinciali e sulle imposte comunali.
Imposte di scopo ce ne sono soprattutto a livello regionale, mentre  a livello provinciale e comunale in quelle contemplate non ci sono.
Date un’occhiata alle tabelle per avere un’idea sull’entità delle varie imposte. Si vede che le grandi imposte dirette sono costituite da IRPEF  e IRAP. A livello locale, voi vedete che l’ISTAT ci da la differenziazione tra quelle pagate dalle famiglie e quelle pagate dalle imprese. Le imposte dirette principali, vedete, sono l’addizionale regionale sull’IRPEF, l’addizionale comunale sull’IRPEF, l’ICI della componente sulle aree edificabili solo quella è considerata imposta diretta.
L ‘IRAP che è considerata indiretta è quella che pesa di più tra tutte le imposte locali.
Quindi in definitiva che cos’è un’imposta locale? Bisogna vedere chi stabilisce che un’imposta può essere introdotta; chi determina le caratteristiche della base imponibile sulla quale viene applicata l’aliquota; chi determina l’aliquota; chi raccoglie l’imposta e controlla i contribuenti. Non è necessario che tutte queste caratteristiche siano in capo alle amministrazioni locali però ovviamente bisogna che almeno una sia riconducibile alle amministrazioni locali. Quante più sono attribuite alle amministrazioni locali, tanto più si può parlare di autonomia tributaria locale.
Fin ora abbiamo parlato della prima e principale categoria di entrata delle Amministrazioni Sub-nazionali, ricordate le imposte. Le abbiamo viste in tutte le loro caratteristiche e individuato le tipologie principali che possono essere attribuite agli Enti Locali. Il problema delle imposte locali è un grossissimo problema anche nei sistemi dei paesi più sviluppati problema vi sono pochi tributi che ben si prestano ad essere attribuite alle amministrazioni locali e questo rende sempre difficoltosa l’individuazione di un mix di imposte locali che possa finanziare adeguatamente le spese pubbliche locali. Questo è il motivo per cui non riusciamo nella maggior parte dei casi a trovare un sistema di imposizione locale che sia in grado di finanziare totalmente l’amministrazione locale. Questo non vuol dire che non esistano alcune amministrazioni locali che si finanziano completamente. Il problema è grosso. Voi sapete che adesso in Italia è in corso una grossa modifica con il decreto delegato alla legge 42 che ha reintrodotto un nuovo sistema di imposizione immobiliare che sarà introdotto molto gradualmente e entrerà a pieno regime nel 2014. La difficoltà con cui questo decreto sta andando avanti dimostra il problema strutturale per il finanziamento degli enti locali.
Che cos’è un’imposta locale? Per rispondere bisogna sapere che:
- Chi stabilisce se l’imposta può essere introdotta? In questo caso ci può essere certamente una legislazione statale che la introduce, ma poi si può lasciare alle amministrazioni locali molta discrezionalità sulla modalità di introduzione. Addirittura la seconda imposta che viene introdotto con il decreto sul federalismo municipale si chiama imposta municipale facoltativa proprio perché i comuni possono non applicarla.
- Chi determina le caratteristiche della base imponibile sulla quale viene applicata l’aliquota?
- Chi determina l’aliquota?
- Chi raccoglie l’imposta e controlla i contribuenti? (tax administration)
In base alla risposta a queste quattro domande noi possiamo avere vari imprevisti: un’imposta può essere locale anche se l’amministrazione locale determina solo l’aliquota all’interno di un range. Quanto più di queste risposte coinvolgono l’ente locale tanto più si può dire che l’amministrazione locale gode di un’autonomia tributaria. E’ chiaro che se addirittura a tutte queste domande si potesse rispondere che è l’ente locale che le determina (l’ente locale determina l’imposta, determina le caratteristiche della base imponibile, determina l’aliquota e amministra l’imposta) allora questa è una vera imposta locale. Noi abbiamo alcune piccole imposte locali che si avvicinano a questa impostazione, come l’imposta sulla pubblicità, imposta per l’utilizzo degli spazi pubblici. In realtà i modelli che abbiamo in giro per il mondo sono molteplici: abbiamo casi in cui l’ente locale determina solo l’aliquota, determina sia l’aliquota sia la base imponibile, o magari solo la base imponibile. Un aspetto molto importante è quello della amministrazione dell’imposta perché adesso, per esempio, ci sono paesi in cui l’imposta è locale però l’amministrazione dell’imposta è delegata all’amministrazione centrale dello stato per motivi di economie di scala, nel senso che molto spesso le basi imponibili sono collegate e quindi le procedure di accertamento sono più semplici. Questo è il caso della Francia dove l’amministrazione centrale gestisce il sistema fiscale delle amministrazioni locali. I modelli che si stanno sviluppando maggiormente in questa fase evolutiva della decentralizzazione sono quelli in cui in realtà si tende a dare un po’ compiti di amministrazione delle imposte anche alle amministrazioni locali. Per coinvolgerle maggiormente e molto spesso per evitare il rischio che le amministrazioni statali dovendosi occupare dei tributi erariali e dei tributi locali magari si occuperanno di più di quelli erariali e tralasceranno quelli locali allora se c’è una sorta di congestione dell’amministrazione fiscale questo può aiutare a evitare questo possibile inconveniente. Il problema degli ufficio tributari degli enti locali, soprattutto in Italia,  è molto rilevante perché  noi scontiamo ancora il fatto che agli inizi degli anni 70 l’autonomia tributaria locale fu abilita e questo portò allo smantellamento degli uffici delle imposte locali. Quindi oggi ricostruirli sarà un compito non molto semplice. Anche nell’amministrazione delle imposte molto spesso abbiamo quei fenomeni di modelli di gestione multilevel, in cui più livelli di governo si occupano della stessa materia. Ma abbiamo anche modelli (es. stati federati) dove ogni stato si gestisce le imposte statali oppure casi in cui le imposte locali sono amministrate dall’amministrazione centrale. Molto spesso ci si basa sulle tradizioni amministrative dei diversi  paese e si fanno ragionamenti di economicità. Effettivamente le amministrazioni del posto possono desistere molte economie di scala e dal punto di vista della circolazione delle informazioni è più facile se c’è un ente unico che coordina il tutto.
A titolo solo esemplificativo ci illustra un ipotetico organigramma di un ufficio tributario locale. In questo ufficio c’è un settore che si occupa della raccolta, accertamenti e riscossioni, un settore che si occupa dei controlli, un settore che si occupa del contenzioso, un settore che si occupa dei servizi per i contribuenti ( assistenza,informazione, modulistica, informazione tramite siti internet). Questi sono i settori base di quello che può essere un ipotetico ufficio tributario locale.
Abbiamo visto la prima grande fonte di entrata delle amministrazioni locali e adesso dobbiamo passare alla seconda di quell’elenco iniziale che abbiamo visto all’inizio di questa seconda parte del corso. Avevamo detto che le entrate tributarie sono importantissime in quanto disegnano un nodo dei rapporti tra cittadini e amministrazioni locali e sono un po’ alla base del principio di responsabilizzazione locale e un po’ alla base della teoria del decentramento politico.

Il secondo tipo di entrate rilevante sono quelle entrate che non sono a rigore esplicitamente di natura tributaria, o meglio come vedremo, sono una serie di entrate alcune delle quali obbiettivamente sono una sorta di natura ibrida, cioè  molto spesso nelle classificazioni non c’è tanta omogeneità in quanto sono a cavallo tra le entrate tributarie e le entrate che genericamente possiamo chiamare entrate di tipo extra-tributario. Un sottogruppo di queste entrate extra-tributarie più rilevante, sono quelle su cui faremo un focus in quanto dal punto di vista economico sono di grande interesse, e sono le cosiddette entrate basate sul principio della controprestazione. Cosa vuol dire principio della controprestazione? Vuol dire che le entrate sono sostanzialmente a fronte di una richiesta esplicita di un servizio particolare da parte del cittadino. Questo in termini molto generali. Nella tipologia di entrata che andremo ad elencare troveremo delle situazioni che si avvicinano di più al principio della controprestazione e altre situazioni che si avvicinano di più al concetto di entrata tributaria. E’ un po’ la logica che sta dietro alla teoria dell’imposta locale basata sul principio del beneficio. In fondo il principio del beneficio ci dice : “noi paghiamo un imposta che dovrebbe essere più o meno collegata ai benefici che otteniamo da un servizio”. E’ chiaro che l’imposta è una prestazione coattiva e l’imposta immobiliare che abbiamo visto si avvicina al principio del beneficio perché i servizi locali danno benefici al valore immobiliare della nostra casa. Invece abbiamo dei casi in cui ci sono delle entrate che derivano da pagamenti di natura volontaria da parte dei cittadini.
Tratto da SCIENZE DELLE FINANZE di Andrea Balla
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