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Passioni anoressiche

Non esiste una psicopatologia anoressico-bulimica se non come stile o moda prescelta, per esprimere un disturbo non propriamente alimentare, ma soprattutto relativo all’identità o ad un nucleo fragile del sé. Una condizione spesso presente è una condizione di fallimento dei processi di integrazione di parti della personalità in sviluppo, nel processo di costruzione e individuazione dell’identità relativa al periodo di acquisizione del corpo sessuato (adolescenza).
L’aspetto alimentare è espressivo di paure che contengono qualità alimentari: essere smembrati, divorati ed evacuati; sembra un modello che la mente infantile non è stata in grado di evolvere, trasformare, sublimare; ad esse sono rimaste legate fantasie, pensieri primitivi, terrori impensabili, che hanno preferito la via corporea e sintomatica all’espressione verbale e allo scambio.
In una famiglia in cui si trova almeno un caso di anoressia-bulimia, si ritrova un serio difetto di comunicazione umana e intersoggettiva. Il sintomo viene scambiato per un problema dietologico e gastroenterologico, non gli viene assegnato alcun valore espressivo, e viene confinato in uno spazio isolato, privato delle emozioni e dei sentimenti.
La rinuncia anoressica al cibo o l’ingordigia irrefrenabile sembrano equivalere alla rinuncia per la delusione (di sé, della famiglia, del reale intero). Sembra che la delusione sia quella di accorgersi di aver lottato strenuamente per un falso ideale: quello di difendere il vero sé dalla plasmazione familiare, sentita come colonizzazione nociva, e sentire che durante la lotta il vero sé si è svuotato o atrofizzato per mancanza di alimenti.
I fallimenti dell’esperienza infantile, ricorrendo al momento cruciale del massimo impegno nella costruzione di sé, nell’adolescenza, possono produrre una serie di comportamenti regressivi, difensivi, sintomatici, che servono a schermare l’esperienza di insicurezza profonda, l’idea di aver fallito, la cognizione di affetti familiari vuoti o troppo appassionati, la fantasia di essere non amati o rifiutati, portatori di contenuti mostruosi, l’illusione di nascondere, svuotando il corpo o riempiendolo troppo, il sentimento di indigenza e di umiliazione.
di Paola Alessandra Consoli
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