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Ubaldo Scassellati: il promotore del Patto territoriale del Cilento Centrale


Ubaldo Scassellati è stato il promotore del Patto territoriale del Cilento Centrale. Egli afferma che la provincia di Salerno è una delle più grandi in Italia e più articolata territorialmente, basti pensare alla costiera amalfitana e all’agro sarnese-nocerino.
Ma negli ultimi 30 anni è mancata una classe dirigente capace di gestire le varie articolazioni territoriali. Il Cilento è l’unica area dove Scassellati ha avuto una visione chiara dei problemi del territorio e nella persona dell’avvocato Chirico.
Il problema dell’acqua nel Cilento, aveva una grande importanza perché l’area era sottoposta ad una concentrazione di piogge in periodi brevi e doveva essere gestito contro alluvioni e frane. Il problema delle alluvioni poteva essere risolto costruendo delle dighe e in seguito si poteva utilizzare quell’acqua in altri modi come per esempio per l’elettricità.
Il patto territoriale è partito con 11 comuni, per poi arrivare a 48.
Le idee-forza del patto furono 3:
1) Integrare l’artigianato produttivo con l’industria leggera
2) Il Cilento è un potenziale distretto turistico, sia per le risorse di natura marina e sia per l’esistenza del parco nazionale.
3) La disponibilità di acqua rende possibile un’agricoltura pulita.

Ciò che è mancato fino ad ora è stato un interlocutore adeguato.
In Italia non c’era una cultura dello sviluppo locale perché la cultura italiana è stata centrata sullo sviluppo guidato dal centro.
Scassellati ha realizzato il programma ASEM che aveva lo scopo di accompagnare la trasformazione socioculturale nelle aree in cui si avviava l’industrializzazione. Scelse le città di Taranto, Brindisi, Chieti, Siracusa e Pescara perché vi erano in atto gli interventi industriali.

In queste province si realizzarono quattro programmi:
1) riguardavano i giovani che si organizzavano in un centro sociale
2) Riguardava gli enti di assistenza pubblica
3) Riguarda l’educazione sanitaria
4) Riguarda l’educazione per gli adulti

Ma l’attenzione dei politici fu scarsa.
Gli operatori di comunità erano assistenti sociali di sesso femminile, la cui missione era quella di ascoltare i problemi delle persone e trovare le soluzioni adeguate.
La cosa importante è la capacità della società di gestire il Patto.
Tratto da MANIFESTO PER LO SVILUPPO LOCALE di Carmen Maiorino
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