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Il metodo del “costo del viaggio”


è una tecnica che sfrutta il principio secondo il quale è possibile misurare il valore di un bene “non di mercato” attraverso la misura del valore e della domanda di un bene ad esso complementare (il viaggio da un luogo di origine a una destinazione turistica). Il valore della destinazione risulterà dalla relazione tra costo del viaggio che deve essere sostenuto per raggiungerla e intensità d’uso (quantità domandata dell’attrattore turistico, misurabile in termini di numero di visite turistiche espresse da popolazioni residenti a distanza crescente dall’area in questione, e varierà al variare dei costi di viaggio con la distanza). La curva di domanda dell’attrattore mette in relazione il numero di visite con il costo del viaggio, assunto come sostituto del prezzo di mercato dell’attrattore stesso. Con costo del viaggio si intende una gamma ampia e articolata di voci che possono andare dalle spese per il combustibile a quelle per il vitto e l’alloggio durante lo spostamento, a quelle di equipaggiamento, fino al costo del tempo utilizzato per muoversi, con una composizione diversa a seconda del viaggio. Si basa su 3 ipotesi: 1) ogni turista reagisce a una variazione dei costi di viaggio nello stesso modo, indipendentemente dalla natura del costo, come per esempio il biglietto di entrata; 2) esiste una relazione lineare tra il numero dei viaggi effettuati e i relativi livelli di costo, come gli sconti per i ripetuti spostamenti e concorrenza con altre località turistiche; 3) il tasso di visita non è influenzato da vincoli inerenti alla capacità di accoglienza dell’attrattore, altrimenti si misurerebbero gli effetti di congestione. È quindi un modello di regressione la cui variabile dipendente è l’intensità d’uso dell’attrattore e la cui variabile esplicativa è il costo del viaggio.
Tratto da I CONCETTI CHIAVE DELL'ECONOMIA DEL TURISMO di Elisabetta Pintus
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