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La fine del miracolo economico italiano negli anni '70

La fine del Miracolo Economico va di pari passo con la grande rivoluzione sociale degli anni ’70. (Dal 1963 al 1968 sono gli anni del governo centro sinistra). La crisi della società italiana ha uno sbocco drammatico, perché gli anni ’70 erano gli anni del terrorismo. Quindi la fine del Miracolo Economico va di pari passo con una crisi sociale pesante.
Il 1962 è l’anno in cui l’Italia raggiunge la piena occupazione. Dal 25 aprile 1945 e 2 giugno 1947 fino al 1962 l’Italia sperimenta una crescita economica industriale che prevedeva la piena occupazione e bassa inflazione. Solo che questa piena occupazione soprattutto nel Nord Italia era segnata da:
- basso costo del lavoro
- grande flusso migratorio da Sud e dal Nord – est verso il Nord – ovest
Questo genera la richiesta da parte del mondo operaio e impiegatizio, rappresentati dal mondo sindacale, di un aumento dei salari..



- Aumenta il costo del lavoro
- Gli imprenditori per mantenere le quote di profitto trasferiscono l’aumento del costo del lavoro sui prezzi.
- Nel medesimo tempo la Banca d’Italia e le banche tengono basso il costo del denaro, con l’intento di compensare il progressivo venir meno della possibilità di finanziamento.
- Avviene un incremento dei prestiti, soprattutto crescono notevolmente i prestiti a breve termine a basso costo.
Tutto ciò genera l’inflazione!!!
Da una parte la crescita dei salari genera una crescita dei prezzi che genera inflazione.
Dall’altra per garantire i finanziamenti  alle imprese tengono prestiti a breve termine a basso costo e anche questo genera inflazione.
Però se crescono i prezzi avviene un calo della esportazioni, cala di conseguenza la produzione, e questo genera disoccupazione!!!
Si innesta così dalla seconda metà degli anni ’60 il processo di inflazione – disoccupazione, che verrà interrotto solo a metà anni ’90.
A questa drammaticità si affianca un forte incremento della spesa pubblica, perché di fronte alla disoccupazione lo Stato interviene con i sussidi e con la cassa d’integrazione.
Viene attuata una politica di salvataggio di imprese che non hanno una prospettiva di mercato, ma vengono mantenute in vita per l’occupazione. La spesa pubblica doveva sostenere la disoccupazione, che è un tradimento alla politica di Keyenes. Solo che questa non viene finanziata con l’incremento delle tasse, ma a deficit, emettendo titoli del debito pubblico.


Inefficienze dello Stato durante il miracolo economico


L’intervento dello Stato in Italia non è legato ad una politica di programmazione, ma risponde alle emergenze. L’Italia ha un modello di economia mista, sostenuto dall’intervento pubblico, che è reso possibile dal miglioramento dei conti pubblici, ma non è programmato.

I compiti dello Stato erano:
- Creare le condizioni per un processo continuo di crescita della ricchezza.
Le condizioni sono:
- Investimento tecnologico, avvenuto solo negli anni ’50.
- I fattori di funzionamento del mercato. Ma in Italia spesso la domanda non ha incontrato l’offerta e l’offerta non ha incontrato la domanda.
- Operare sulle strutture della società italiana al fine di eliminare gli squilibri economici e settoriali, ovvero i dualismi, soprattutto quelli che riguardano:
- Nord – Sud
- Agricoltura – Industria
- Mondo imprenditoriale – Mondo operaio
Lo Stato italiano non è stato in grado di eliminarli, e questi sono stati una delle cause della fine del Miracolo Economico.
La Spesa Pubblica italiana non è stata indirizzata sugli investimenti, né sulla riduzione di questi squilibri, ma ha avuto una funzione di redistribuzione del redito. Solo che man mano gli interessi particolari hanno vincolato questa redistribuzione, per questo il reddito è andato a chi aveva più forza contrattuale con lo Stato. Questo è stato il vero problema.
di Valentina Minerva
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