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Antropologia, cultura e comunicazione


Caratteristica molto importante per capire la società moderna è il fatto che l’apprendimento si sta lentamente spostando da un ambito di vicinanza ad uno di lontananza. Ossia, in parole povere, mentre un tempo avveniva soprattutto attraverso l’esperienza personale (cioè vissuta direttamente attraverso l’intervento soprattutto della famiglia ed in secondo luogo del gruppo dei pari e, quindi, di persone a noi vicine), nella società attuale è intervenuto un nuovo formatore dotato di una potenza apparentemente non arginabile: il media. Questo processo ha di fatto spostato l’orizzonte di senso da una cosa che ci potevamo creare noi con le persone vicine ad una cosa che ci sembra arrivare da lontano e nella cui costruzione abbiamo la percezione di non essere parte attiva. Questo processo che l’antropologa M. Callari Galli definisce come meccanismo di “ flussi culturali globali” è sotto gli occhi di tutti: i nuovi media insieme ai processi di globalizzazione, delocalizzazione hanno velocizzato e modificato la comunicazione, l’informazione, i viaggi, e più in generale il modo di vivere di tutti (perché anche chi non ha i mezzi economici per entrare nella rete mondiale è considerato un handicappato riproducendo virtualmente meccanismi di emarginazione reali). Così è probabile che le persone oggigiorno in qualunque latitudine  siano a conoscenza di una qualunque informazione provenga da un altro popolo, da altre culture più o meno vicine. Il multiculturalismo non è affare moderno: la modernità ha semplicemente amplificato ciò che già c’era ovvero la mescolanza di saperi, colori, odori, suoni, che caratterizza l’essere umano in sé. Perché ognuno di noi è diverso dall’altro e perché anche dentro di noi convivono più sfaccettature, più identità: le identità situazionali. A seconda della situazione infatti siamo studenti ma allo stesso tempo figli, donne o uomini, italiani, cinesi o slavi. E tutte queste identità convivono in una sola personalità senza che l’una prenda il sopravvento sull’altra. Per tutti questi motivi la sfida pedagogica moderna si gioca nello sfruttare educativamente le grandi possibilità che i media ci offrono per attivare processi di creazione ed elaborazione di senso ancora più articolati e ricchi di quanto non si potesse fare un tempo. L’individuo ha la percezione di rielaborare le scale valoriali (cioè le cose più importanti) che le varie agenzie forniscono spesso, però, non si hanno gli strumenti cognitivi per una vera rielaborazione e, quindi, si finisce, inevitabilmente per copiare o sommare ciò che altre persone (idoli) o cose (media) ci trasmettono.
Tratto da ANTROPOLOGIA CULTURALE E DELL'EDUCAZIONE di Barbara Reanda
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