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"L'angelus" (Jean François Millet) 1859

Le opere di Millet come vale per Courbet si rifanno alla corrente realista, sono di ambiente agreste ed esaltano il lavoro dei contadini; per la prima volta infatti il lavoratore viene presentato come  protagonista della rappresentazione, come un eroe morale. 
Sceglie la figure del contadino perchè legata alla terra e alla nature, a modi di lavoro tradizionale, ai valori dei padri mentre l'operaio è un essere strappato al suo ambiente naturale, inghiottito dal sistema, perduto. Questa è una delle opere più significative, il soggetto raffigurato è un momento di raccoglimento al termine di una giornata di lavoro, allo scoccare delle campane per l'angelus (Millet attinge a motivi autobiografici, l'angelus, a cui da bambino partecipava e al quale la nonna non mancava mai di prestare attenzione interrompendo i nipoti nelle faccende). Le due sagome, lievemente ricurve sotto il peso della fatica e nella concentrazione spirituale, sono rese monumentali attraverso una presentazione semplice e un disegno vigoroso e sintetico, sottolineato dalla disposizione in controluce sul primo piano. I due personaggi sono collocati su un terreno consistente e materico che dimostra di essere lavorato (la forca nella terra, la carriola con i sacchi sopra, il cesto con le verdure) e che sembra infine alzarsi oltre l’orizzonte, peraltro molto alto. Alle spalle dei personaggi si apre un vasto paesaggio che lascia intravedere in lontananza una città tratteggiata con pochi tocchi di pennello. La luce calda crea l’atmosfera di raccoglimento, luce del tramonto ancora intensa e dorata a lato, tendente all’arancio al centro. L’opera si distingue per la solennità della concentrazione che sembra diffondersi nello spazio con tono cromatico smorzato e cupo. Altro contributo alla solennità è dato dall'immobilità delle due figure entrambe a capo chino, lui con il cappello in mano e lei con le mani giunte. Le rondini sullo sfondo e gli abiti indossati indicano che la stagione è calda, comunque primaverile o al massimo autunnale. 
di Elisa Giovinazzo

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