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Agricoltura e mezzogiorno con il fascismo. Bonifiche dell'agropontino


Agricoltura e mezzogiorno
L'operazione più importante sono le BONIFICHE, problema vecchio fin dall'Unità per ampliare le aree coltivabili. Ma per un motivo o per un altro (poche risorse o risorse su sviluppo industriale) non furono fatte.
Mussolini e l'idea che l'Italia dovesse rendersi autonoma riportò l'idea delle bonifiche perché importava troppo grano. L'Italia non era capace di aumentare la produttività cioè fare più resa con le stesse terre, così provò con più produzione.
Alle bonifiche erano interessate anche Comit e Credit più alcune società elettriche.
Erano consapevoli che era necessario. Fu facile quindi per Mussolini legare l'idea di sviluppo alle società e bonifiche agricole. In più negli anni 20 il divario fra l'agricoltura del nord e del sud si era accentuata per le tecnologie.
Intorno al 1925, battaglia del grano, iniziarono le bonifiche.
In agropontino (a sud di Roma fino alla Campania) che era paludoso, con malaria, di proprietà dei nobili romani latifondisti.
Il fascismo in breve bonificò e fondò nuove città come Latina 1926 che diventa capoluogo di provincia. Per completare le bonifiche si trasferirono anche dei contadini dal Veneto. Poi il tavoliere delle Puglie, alcune vallate di Campania, Calabria e Sardegna.
Si privilegiò la coltivazione di cereali. Secondo gli esperti e gli storici fu un errore perché l'agricoltura non doveva ampliare i cereali ma invece specializzarsi in colture pregiate (alberi da frutta, olivi, vigne). Beni da esportare invece che produzione autarchica di grano. Il cereale non aumentava la ricchezza. Si poteva acquistare da fuori il grano dove costava meno per via delle più alte rese.
Comunque l'Italia meridionale tornò a produrre molto grano, aumentando la superficie delle terre a grano del 15%. Si bloccò l'importazione di cereali anche perché si erano contratti i consumi nazionali in quanto sotto dittatura. Le bonifiche procedono tra il 1925 ed il 1928. Fu la bonifica integrale.
Tratto da STORIA ECONOMICA CONTEMPORANEA di Barbara Pavoni
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