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Propaganda fascista con espropriazione e bonifiche. Crisi del 29 e protezionismo USA


Non fu solo un'operazione di economia agraria ma anche di propaganda per avere consenso e perché i contadini che avevano combattuto con la promessa della terra erano arrabbiati. La bonifica dell'Agropontino veniva presentata come se si dovesse distribuire la terra ai contadini più poveri.
La bonifica fu fatta dall'Opera Nazionale combattenti nella 1° guerra mondiale, sempre per propaganda.  Le cose non andarono come promesso perché le terre avevano dei proprietari come l'Agropontino che era del Barone Marchese De Caetani.
L'operazione era di espropriare le terre e bonificarle (pagandole profumatamente) Ma nell'accordo c'era anche la bonifica delle terre che restavano ai proprietari. I contadini che colonizzarono l'Agropontino non ricevettero il podere in proprietà (che era dell'Opera) ma erano mezzadri. Si configurava stabile perché c'era lo Stato in mezzo e si prevedeva la possibilità di entrare in possesso anche se con un processo lungo che poi non si avrà per via della guerra di Etiopia e fino alla cancellazione della mezzadria negli anni 1960.
Il sottosegretario alle bonifiche era Serpini Arrigo, studioso di economia agraria che, d'accordo con il Min.all'Agricoltura Acerbo, tra il 1933 e il 1934 fecero un alegge che poteva requisire le terre dai proprietari assenteisti.
I nobili si disinteressavano alle loro proprietà e restavano lontani. Così lo Stato non doveva espropriare (e pagare). I due furono subito rimossi perché il fascismo si consolidava come dittatura ed aveva l'appoggio dei proprietari terrieri.

Le bonifiche migliorarono anche i terreni, con canali, opere pubbliche.
Aspetti positivi: sconfitta la malaria, sviluppo industriale, modernizzazione del paese. Dall'inizio della bonifica fino al nuovo slancio di Serpieri c'è la crisi del '29 quindi le risorse erano necessarie per l'apparato finanziario.
Negli anni 30 le opere erano più per l'industria che per l'agricoltura.
Si propone il New Deal di Roosvelt: punti di contatto in dighe, opere pubbliche, si assorbe la disoccupazione.
Ridotta pressione demografica, 40.000 contadini dal Polesine all'agropontino.
Ci furono meno braccianti a favore dei mezzadri. Il bracciante era una figura pericolosa a rischio disoccupazione, critica il sistema, vive ai margini.
Commercio, protezionismo, autarchia
L'apparato industriale crebbe per il protezionismo e l'autarchia.
Quale era il sistema commerciale italiano? Non molto diverso con l'avvento di Mussolini: continuava ad esportare manufatti e semilavorati ed importava materie prime e prodotti finiti. Nonostante lo sviluppo industriale eravamo comunque arretrati. Per sostenere lo sviluppo industriale era necessario importare. L'Italia era in deficit nella bilancia dei pagamenti anche negli anni 20. Si sperava di risanare con le riparazioni di guerra che la Germania doveva pagare ma anche l'Italia aveva dei debiti. Occorrevano trattative: riuscì ad ottenere dei condoni da Inghilterra e Francia e ottenne accordi con l'Usa (1925-1929) aumentando le importazioni e l'afflusso di capitali.
Si crearono così le condizioni per o sviluppo industriale e per sanare il deficit.

Però con la crisi del 29 l'Usa ritira i capitali e c'è più protezionismo. L'Italia è in difficoltà. Se ne esce con la politica del riarmo (per tutti i paesi), il sostegno dello Stato allo sviluppo industriale. L'Italia fu favorita dalla guerra del 36, dalla guerra d'Africa.
La Società delle Nazioni decretò sanzioni per l'Italia perché occupò l'Etiopia che era un paese sovrano. Non pagammo ma ci isolarono.
L'Italia aveva ancora bisogno di materie prima e l'unico paese con cui avemmo relazioni fu la Germania. Prima c'era paura perché Hitler era più forte di Mussolini.
Ma la Germania ci rifornì? Sì e no: dagli anni 30 la Germania inizia lo sviluppo bellico ed aveva bisogno delle stesse materie prime e risorse, che quindi non potevano darci.
L'Italia arrivò così impreparata alla 2° guerra mondiale (e lo sviluppo industriale è rallentato).
Tratto da STORIA ECONOMICA CONTEMPORANEA di Barbara Pavoni
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