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Aspetti economici riguardanti la Turchia nell'Unione Europea

Il PIL turco ha spesso superato, a livello di crescita negli ultimi 15 anni, il 6% annuo, con particolare intensità dal 2002 al 2007.
Erano state previste, dalla Commissione e dal Consiglio, riforme del sistema economico e finanziario in vista di un possibile ingresso turco nell’UE

→ ACCORDI DI PARTENARIATO (strategia di pre-adesione) (= Decisione del Consiglio 157/2008 e 35/2006 abrogata da quella del 2008): si rinnovano ogni 2 anni, risalgono al 2001. Quello del 2005 istituisce alcuni strumenti di pre-adesione.

Principi (definiti dal Consiglio):

1) Alcuni principi devono essere realizzati nel breve termine (1-2 anni)
- primo riconoscimento dei diritti delle minoranze: garanzia della diversità culturale e della tutela delle minoranze;
- dialogo politico, democrazia, stato di diritto;
- avvio di riforme nella PA in vita di una maggiore trasparenza;
- attenzione verso la rilevanza dell’esercito turco → controllo delle forze civili e delle forze armate, intensificazione degli sforzi per evitare ingerenze dell’esercito nelle questioni politiche (per scongiurare il pericolo di colpi di stato);
- interpretazione e applicazione delle convenzioni comunitarie sui DIRITTI UMANI;
- miglioramento dell’efficienza della magistratura (tramite la riforma dei codici di procedura civile e penale) e lotta alla corruzione ad alto livello con una strategia globale;
- il Consiglio comprende le misure in materia di diritti delle DONNE fra le misure politico-sociali: la Turchia dovrebbe proteggere le donne da abusi e dai “delitti d’onore” che, nelle regioni meno sviluppate, sono ancora all’ordine del giorno → deve sensibilizzare maggiormente la popolazione, e in particolare gli uomini, verso le questioni di genere, sostenendo l’istruzione femminile e le pari opportunità fra i sessi;
- diritti del BAMBINO → in conformità con le norme comunitarie → problema del lavoro minorile;
- questione di CIPRO: la Turchia deve impegnarsi a contribuire un clima favorevole alla soluzione di questa situazione, in base agli accordi già raggiunti in sede di UE, specialmente dopo l’ingresso di Cipro nell’Unione. Il Consiglio sostiene che la Turchia deve favorire, nel breve periodo, un clima propizio alla soluzione della questione, anche in base a quanto deciso in seno all’ONU. Deve anche rimuovere i blocchi ai danni delle navi cipriote e collegate;
- fiscalità: è prevista una tassazione discriminatoria per i prodotti alcolici, il tabacco e le sigarette importate → il Consiglio intende concordare con la Commissione un calendario per fissare i termini entro cui la Turchia deve iniziare le riforme per rimuovere questa tassazione discriminatoria.

2) Altri devono essere realizzati nel medio termine (dai 3 anni):
- pieno riconoscimento diritti delle minoranze;
- ripresa dei criteri economici (vedi sotto), che devono essere portati a completamento;
- diritti civili e diritti umani: aumentare il livello di scolarizzazione, con particolare attenzione verso i bambini e le donne;
- agricoltura e sviluppo rurale: la Turchia deve potenziare il sistema centrale per identificare i terreni e le colture e registrare gli agricoltori che vi lavorano;
- necessità di potenziare la competitività del mercato interno dell’energia, tramite un miglioramento delle strutture normative per rendere migliore il mercato (anche verso l’esportazione).

Il Consiglio pone l’attenzione anche sui criteri economici (nel breve termine, ma che si estendono anche nel lungo periodo):
- sistema previdenziale sostenibile ed efficace (anche se non viene specificato);
- miglioramento del coordinamento economico fra le diverse istituzioni, per dare slancio all’economia;
- necessità di sanare i divari regionali: le aree più vicine alla capitale hanno un PIL pro capite medio-alto, mentre la part orientale del Paese è caratterizzata da livelli di PIL più bassi (al contrario, nei Balcani i divari sono molto più bassi, solo il Kosovo presenta livelli di PIL pro capite estremamente bassi, ma comunque non rientra fra i Paesi prossimi entranti nell’UE);
- privatizzazione delle imprese;
- agevolazioni per gli investitori stranieri che intendono investire in Turchia: il basso costo associato a un investimento nel Paese (grazie alla manodopera economica) è uno dei maggiori motivi che spinge l’Europa a volere l’ammissione turca all’Unione;
- risolvere il problema dell’economia sommersa: in determinate aree, soprattutto quelle più povere, è molto forte e costituisce un motivo di arretratezza del Paese.

In particolare ENERGIA:
da un punto di vista geostrategico, la questione energetica costituisce un possibile elemento a favore dell’ingresso della Turchia nell’UE: tramite l’oleodotto di Baku-Tiblisi l’Europa avrebbe la quarta arteria di afflusso di risorse energetiche (soprattutto per quanto riguarda il gas) → secondo chi sostiene la teoria dell’Eurabia, questo sarebbe stato un motivo che avrebbe spinto la Francia ad avvicinarsi verso la Turchia negli anni ’60, caratterizzati da una crisi energetica e dal pericolo di un mancato approvvigionamento da parte dei Paesi arabi.

di Luca Porcella

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