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Le teorie del documentario: Vertov e Grierson

Nella seconda metà degli anni Dieci troviamo già numerose affermazioni che attestano un interesse diffuso per il cinema “dal vero”.
“Il cinema è un incomparabile osservatore a cui non sfugge nulla” (Vuillermoz).
Canudo. Mentre i risultati ottenuti dal cinema di finzione sono ancora insoddisfacenti, il cammino percorso in grandezza e bellezza dal film documentario è veramente eccezionale e costituisce la rivelazione della più strabiliante applicazione del cinematografo alla vita. Contraddizione all’interno del discorso di Canudo: da un lato rifiuta i documentari drammatizzati e considera le vicende reali raccontate da film (Nanook of the north, Flaherty) più efficaci e convincenti di qualsiasi finzione, poi però si pronuncia a favore di un cinema non fiction capace di superare le strettoie del reportage fotografico e di trasfigurare la contingenza del fenomeno osservato, comunicando allo spettatore significati universali.
In generale il film di finzione resta l’oggetto privilegiato della riflessione teorica.
Vertov costituisce in tal seno una prima vistosa eccezione. Secondo lui la cinepresa va utilizzata come un cineocchio molto più perfetto di quello umano, per esplorare il caos dei fenomeni visivi che riempiono lo spazio. Il cineoggetto è il risultato compiuto dell’esercizio di una vista perfetta, resa più precisa e penetrante da tutti gli strumenti ottici disponibili e in primo luogo dalla cinepresa. Kinopravda: è fatta con frammenti di realtà organizzati in soggetto, essa registra e osserva la vita così com’è e solo dopo ne trae le conclusioni. Egli si dissocia dalla teoria dell’asincronismo(formulata qualche anno prima da Ejzenstejn, Pudovkin e Alexsandrov). Nell’ambito del cinema c’è una sola e rigorosa distinzione tra due generi di film: il documentario e il cinema recitato.

Tratti comuni in Vertov e Epstein: l’occhio meccanico più potente dell’occhio umano, la centralità attribuita nel cinema alla dimensione del movimento. In ogni modo ciò che rende del tutto peculiare la riflessione di Vertov è la formulazione di una vera e propria teoria del documentario che enfatizza la facoltà della cinepresa di rivelare il reale, mettendo esplicitamente in relazione tale sua prerogativa con il concetto di specifico filmico. L’autentica vocazione della macchina da presa è l’esplorazione dei fatti reali.
Il montaggio per Vertov aiuta innanzitutto a vedere meglio, in maniera differente, a scomporre e analizzare i fenomeni. A differenza di del montaggio eisensteiniano realizza comparazioni fra movimenti, oggetti o eventi, la cui interpretazione non è mai univoca e imposta a priori.

Brik (posizione atipica e isolata nel dibattito sovietico degli anni Venti). Rifiuta il film narrativo di finzione. Il cinema deve porre in primo piano l’osservazione del dato reale. Il cinema non è che fotografia perfezionata, il vero compito della macchina da presa è fotografare oggetti in movimento, fissare sulla pellicola i fatti, gli avvenimenti reali. Prova nostalgia per quando la mdp fotografava cose semplicissime, crede ci si stia avvicinando al tramonto di una lunga fase del cinema (dove il film era apprezzato principalmente per i suoi valori formali, piuttosto che per la sua fedeltà alla realtà). Unico sviluppo possibile: incremento del potere riproduttivo dell’obbiettivo cinematografico.

Nel periodo successivo all’avvento del sonoro, il tentativo più consapevole e sistematico di formulare i fondamenti di un estetica del cinema non fiction è John Grierson.
Definisce il documentario come genere artistico, ed enuncia i tre principi fondamentali del documentario vero e proprio: documentario come nuova e vitale forma d’arte, attore e scena originale sono la guida migliore per interpretare cinematograficamente il mondo moderno, la materia e i soggetto trovati sul posto sono più belli di tutto ciò che nasce dalla recitazione. Secondo lui il documentario è in grado di rielaborare in maniera creativa, artistica il materiale autentico. Sottolinea l’importanza di Flaherty, dal quale però prende le distanze. Si pronuncia per un tipo di documentario che, senza rinunciare in alcun modo alla sperimentazione formale,a l contempo manifesta un punto di vista ideologico sulla realtà filmata. Agli occhi dell’autore il documentario appare più adatto a realizzare gli stessi film che si propone il film di finzione, si presta meglio allo scopo.
di Laura Righi

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