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Il mercato degli swap sui tassi di interesse e sulle valute

Un contratto swap sui tassi di interesse è basato sull’impegno delle due controparti al pagamento reciproco degli interessi su un capitale nozionale, pagamento che era determinato, nel caso più semplice: per una parte sulla base di un tasso fisso, per l’altra sulla base di un tasso variabile.
Nel caso degli swap su valuta l’operazione comporta lo scambio sia dei tassi di interesse che del capitale.
I contratti swap non sono oggetto di negoziazione su mercati organizzati.
Le origini dello swap vanno ricercate nel mercato monetario internazionale, come alternativa più efficace del già consolidato contratto di riporto in cambi
Sviluppando la configurazione originaria, questi contratti si sono via via modificati, e oggi abbracciano l’intero ambito della gestione dei rischi di interesse e di cambio; non solo per le imprese industriali ma anche soprattutto per gli intermediari finanziari. Oltre che per finalità di copertura, poi alla base del ricorso a contratti swap vi può anche essere l’opportunità di sfruttare le eventuali imperfezioni dei mercati, dando vita ad arbitraggi.
Prescindendo dalle finalità perseguite, la variabile che ha costituito la base del successo degli swap va sicuramente individuata nella flessibilità e nella duttilità dello strumento, consentendo di superare la rigidità e a volte la non economicità dei prodotti alternativi presenti sul mercato (es tradizionali operazioni a termine.
In questo contesto, le funzioni svolte dagli intermediari sono:
* ricerca della controparte:
- se l’intervento si limita all’individuazione delle parti che vengono messe in contatto tra loro, il broker percepisce un compenso pari a una commissione in % dell’importo facciale dei capitali sottostanti
- se l’intermediario opera invece da dealer, concludendo contratti swap con un operatore prima di aver trovato l’altro contraente con cui chiudere la posizione assunta, il lucro deriva dallo spread tra i flussi incassati e i pagamenti effettuati41 a cui aggiungere eventualmente una commissione.
* gestione del mismatch, se le esigenze delle controparti non sono perfettamente contrapposte, l’intermediario deve riconciliare le diverse richieste
* offerta della garanzia del buon fine dell’operazione, (ciò vale per il rischio di credito): in caso di insolvenza di una delle due parti l’intermediario è costretto a trovare una nuova controparte che sostituisca quella insolvente, ottenendo così un rendimento inferiore rispetto a quello previsto sull’operazione originariamente stipulata. Per coprirsi da tale rischio si è soliti chiedere al cliente una fideiussione bancaria, il cui ammontare dipende dall’importo e durata dell’operazione, dallo standing creditizio delle controparti coinvolte e dal grado di volatilità del mercato.
* amministrazione del contratto, l’intermediario gestisce tutte le procedure contabili e amministrative richieste dall’accordo contrattuale.
di Alessia Chiovaro

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