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Il caso della psicoanalisi nello studio della personalità


Il metodo psicoanalitico mira a scoprire i principi regolatori del funzionamento psicologico indagando e ricostruendo il passato.
Il funzionamento psichico dipende dall’energia psichica che si accumula come risultato di esigenze interne ed esterne e deve assolvere la funzione di preservare l’equilibrio dell’organismo al livello più basso di tensione.
Freud pone alla base del suo apparato teorico la nozione di pulsione, rappresentazione psichica di stimoli endosomatici, fenomeni a metà strada tra la mente e il corpo che collegano l’uno all’altro. Le pulsioni forniscono l’energia che muove l’apparato psichico e determinano la forza con la quale le strutture mentali si affrontano l’una con l’altra.
In un primo momento Freud distingue le strutture della personalità in due campi: conscio e inconscio. In seguito egli afferma che le forze alla base della vita psichica sono tre: Es (parte oscura, inconscia della nostra personalità, ove nascono le pulsioni: essa agisce in base al principio di piacere), Super-Io (che rappresenta la coscienza morale, frutto del rapporto con gli altri: può anche svolgere una funzione negativa o repressiva), Io (che cerca di mediare fra le pulsioni inconsce e le esigenze della realtà sociale e della coscienza morale).
Nella concezione junghiana dell'uomo, il tratto caratteristico più importante è la combinazione della casualità con la teleologia: il comportamento dell'uomo non è condizionato soltanto dalla sua storia individuale e di membro della razza umana (casualità), ma anche dai suoi fini e dalle sue aspirazioni (teleologia).
Jung vede nella personalità dell'individuo il prodotto e la sintesi della sua storia ancestrale.
L'uomo nasce già con molte predisposizioni trasmesse dai suoi antenati e queste lo guidano nella sua condotta. Quindi esiste una personalità collettiva preformata (inconscio collettivo) che è modificata ed elaborata dalle esperienze che riceve.
Jung ipotizza una nuova tipologia di personalità, a partire dalla convinzione che le persone differiscano secondo due orientamenti di base verso la vita: estroversione e introversione.
Jung ricorre, come Freud, al concetto della libido, ma mentre per Freud la libido è un concetto collettivo delle tendenze sessuali dell'uomo, per Jung il termine libido è sinonimo di energia psichica e a seconda che la libido sia diretta preminentemente verso l'interno o verso l'esterno. L'atteggiamento introverso tende ad orientare la sua energia psichica verso il mondo interiore (pensieri ed emozioni), mentre l'atteggiamento estroverso orienta la sua energia verso il mondo esteriore (fatti e persone).
La psicologia dell’Io (A.Freud, Hartmann, Rapaport) sottolinea il ruolo dell'Io in quanto struttura mentale che svolge un ruolo di mediazione tra i bisogni interni dell'individuo e le richieste provenienti dalla realtà. L’Io è biologicamente equipaggiato per fronteggiare con successo le prove che l’adattamento comporta ed è in gran parte autonomo rispetto all’Es.
I teorici della psicoanalisi delle relazioni oggettuali (Klein, Winnicott) investigano le relazioni delle persone con gli oggetti, cioè con le persone significative del proprio ambiente sociale, concentrando l’attenzione sulle prime relazioni tra il bambino e il caregiver.
La madre rappresenta l’oggetto che fornisce le risorse necessarie per sopravvivere, per lo sviluppo mentale, per affrontare e superare le proprie fragilità.
Gli scambi tra madre e bambino preparano le  fondamenta per lo sviluppo della personalità.
Tratto da PERSONALITÀ. DETERMINANTI, DINAMICHE E POTENZIALITÀ di Paola Alessandra Consoli
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