Tradizioni e Tradimenti. Tra Commedia dell'Arte, Teatro Cinese e contemporaneità nelle ricerche della Scuola Sperimentale dell'Attore: analisi culturale dello spettacolo - Maschere in bianco

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Veronica Risatti Contatta »

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Il tessuto della maggior parte delle grandi Tradizioni occidentali e orientali non è altro che un continuo intrecciarsi di contributi differenti e di diversa provenienza; ne è un esempio l’Opera di Pechino che è, nel teatro cinese, il testimone di una varietà di “furti” ai teatri locali che a loro volta hanno ereditato sonorità e temi dalla Tradizione millenaria di cui la Cina gode. Stesso percorso a ritroso si può fare per la Commedia dell’Arte che raccoglie molti elementi, anche iconografici e archetipici, oltre che rappresentativi, da forme teatrali e festività rituali arcaiche.
Insomma quando si parla di Tradizione è difficile parlare di “purezza”: il “tradimento” sembra insito nel concetto stesso di trasmissione ed evoluzione della Tradizione, del resto i due termini sembrano avere una radice linguistica comune. Ciò nonostante è doveroso che proprio il tradimento, e cioè per quel personale contributo che ogni artista o ogni gruppo d’artisti dà alla propria epoca attraverso la sua traduzione o re-invenzione dei fatti, sia un tradimento a sua volta trasmissibile. In questo modo il tradimento è in grado di ri-contestualizzare ogni volta la Tradizione, di mantenerla viva ed attiva, di preservarla dalla morte o dalla musealizzazione.
A suffragare quanto affermato riporto al centro dell’attenzione l’esercitazione di decodificazione di Maschere in Bianco, spettacolo sperimentale che, per esempio, attraverso i galatei e i comportamenti di un tempo, attraverso un disinibito recupero archetipico di alcuni personaggi della Commedia dell’Arte, ci fa ridere e riflettere anche su quello che siamo oggi: soprattutto per quanto riguarda il tema sempre attuale della “Fame d’Amore”, ma senza disdegnare di lanciare messaggi sul complesso rapporto tra seduzione e cibo, tra comportamento sociale e istinti d’appetito.

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PREMESSA Lo spettacolo Maschere in Bianco una delle ultime produzione della Scuola Sperimentale dell’Attore di Pordenone diretta dai maestri Ferruccio Merisi e Claudia Contin, è stato scelto come oggetto di questo studio perché costituisce una sorta di laboratorio per una riflessione sulle influenze che molte Tradizioni anche molto antiche - e da qualcuno date per “spacciate” , “defunte ” o cristallizzate in memorie etnico-folcloriche-museali - possono invece ancora avere sulla contemporaneità. Proporre una riflessione sul percorso di vita di una Tradizione, e con il termine “vita” mi riferisco sia al suo processo storico sia alla sua eventuale “eclissi”, è un argomento non solo di ampio respiro ma soprattutto di difficile analisi filologica. Nell’affrontare questo argomento di ricerca, infatti, ci si imbatte in un continuo aprirsi di porte su argomenti paralleli e su interessantissime contaminazioni , tanto che diverse Tradizioni potrebbero essere pensate come quella pianta “epifita” di cui parlava Fabrizio Cruciani a proposito del teatro 1 : caratteristica di queste piante è di crescere su altre piante traendo nutrimento non da esse ma da composti inorganici che poi vengono sintetizzati come organici essenziali. Questo processo di contaminazione tra diverse culture risulta evidente quando ad uno studio filologico si associa uno sguardo antropologico rispetto alla Tradizione che si va ad analizzare. Spesso accade che data una certa irreperibilità delle fonti la ricostruzione storica può avvenire per comparazioni tra diverse culture . “Roberto Tessari, in uno studio ormai classico ( Commedia dell’Arte: la Maschera e l’Ombra, Milano, Mursia,1981-1984 ) , ha parlato in proposito di una sostanziale alterità, termine (…) che invita lo storico del teatro, al pari dell’antropologo, a porsi nei confronti di questo specifico oggetto di studio senza darne per scontata la piena 1 Il teatro italiano del Rinascimento , a cura di Fabrizio Cruciani e Daniele Seragnoli, Ed. Il Mulino, Bologna 1987, p. 11. 6