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| Questa tesi tratta di pubblicità e, nello specifico, della figura umana messa in scena dalla comunicazione pubblicitaria. Corpi perfetti e corpi corrotti sono i protagonisti. Il corpo in pubblicità è sottoposto a sistematica manipolazione, ad una totale macellazione. E’ questo un viaggio a metà tra il letterario e lo scientifico, che si nutre di molteplici suggestioni. Riferimenti alla cultura alta e alla cultura ''altra''; istantanee dai centri sociali, dai bassifondi metropolitani e linguaggio contaminato.
La struttura di questa ''creatura'' è quella di una composizione musicale, con un'ouverture, trenta variazioni sul tema e, per finire, un catalogo delle opere al posto della bibliografia.
Scopo di questo lavoro è far divertire chi legge, emozionare, creare suggestioni ed illusioni. Come la pubblicità tende all'astrazione del reale, così questa tesi è un'astrazione del lavoro accademico. Sintesi, rarefazione, condensazione di teorie e concetti nel giro di poche pagine. Questa tesi è rivolta a tutti e perciò è decisamente volgare - etimologicamente parlando.
Prima parte (Ouverture)
Il corpo umano, nell’arte, ha assunto un ruolo centrale a partire dagli anni Sessanta. Le potenzialità dispiegate dalle performance della Body Art hanno, da un lato, scardinato il tradizionale circuito dell’arte. Dall’altro lato, sono state messe in primo piano le potenzialità di emancipazione della fisicità e delle pratiche corporee.
Il linguaggio pubblicitario, al contrario dell’arte, non ha alcuna pretesa artistica, in virtù della sua natura commerciale. Il suo essere discorso pragmatico, pro-merce, lo rende un linguaggio frammentario, eterogeneo e multiculturale, che si nutre di stimoli provenienti tanto dalle avanguardie artistiche, quanto da linguaggi contigui alla realtà pubblicitaria: videoclip musicali, sottoculture giovanili, cinema, televisione e la stessa pubblicità. In quest’ultimo caso, possiamo parlare di meta-pubblicità. La pubblicità fagocita gli altri linguaggi, è onnivora e talvolta cannibalizza sè stessa.
Tutto, in pubblicità, è portato in superficie, non c’è spazio alcuno per discorsi complessi: la “superficialità” livella tutto sul piano estetico. Se dunque la Body Art tende a vivificare il corpo e vanificare l’oggetto, la pubblicità sortisce l’effetto opposto. Neutralizzando i discorsi ad ampio respiro, essa vanifica il corpo e vivifica l’oggetto.
Seconda parte (30 Variazioni)
Tatuaggi, piercing, protesi al silicone e innesti bio-meccanici, manichini, modelle realizzate con la computer grafica e corpi clonati, corpi surreali, feriti e ricuciti, mutazioni genetiche. Questi e altri, sono i fenomeni che andremo ad analizzare nella seconda parte del lavoro in questione. Basandoci su campagne pubblicitarie televisive, stampa e affissione, cercheremo di compiere un viaggio a 360 gradi intorno al corpo umano, per fotografarlo da diverse prospettive e in varie pose. Cercheremo, in definitiva, di focalizzare gli aspetti che maggiormente incidono nell’immaginario pubblicitario contemporaneo, riguardo al corpo umano.
Cosa si vuole dimostrare? Che lo scopo di ogni pubblicità è radicare valori e desideri nell’immaginario collettivo. I corpi della pubblicità – superficiali, immateriali e manipolabili all’infinito – rispondono meglio a questa esigenza, in virtù del loro alto livello di astrazione. E’ più facile immedesimarsi in un modello ideale, astratto, un meta-modello, o un iper-corpo. Come nella moda, l’uso dei manichini e delle top model crea tipi ideali a cui aspirare. |
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