Il razzismo antisemita:

Questa pagina è tratta da: Per una pedagogia interculturale - Dalla stereotipia dei pregiudizi all'impegno dell'incontro (riassunto) di Selma Aslaoui.

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Il razzismo antisemita

Il termine “antisemitismo” per la prima volta appare in Germania nel 1879 e viene utilizzato per indicare quell’insieme di sentimenti di ostilità, impulsi di aggressività e comportamenti violenti che si rivolgono contro gli ebrei quando vengono individuati come un gruppo razzialmente definito, che colpiscono cioè “l’ebreo in quanto geneticamente tale, per seme, sangue e razza”.
La loro stessa religione diventa il loro peccato mortale, perché non solo rappresenta il segno della maledizione divina che si è abbattuta sul popolo ebraico, ma dimostra che finanche nelle argomentazioni teologiche la ricerca di Dio ha ceduto il posto alla volontà di ribellione nei suoi confronti, una caduta nel male che si è trasformata in un volontario disconoscimento del bene attuato attraverso la negazione del Dio uomo.
La religione si trasforma nel luogo di produzione dell’errore, e la loro condizione di condannati a vivere “nell’errore e nell’erranza” trasmigra spesso dal piano religioso a quello sociale, attraverso l’individuazione di caratteri collettivi specifici degli ebrei come, per esempio, la crudeltà e l’empietà, ma soprattutto per mezzo dell’identificazione di una immodificabilità delle loro cieche ragioni religiose che si trasformano in sconsiderate ragioni di vita. i conflitti religiosi, se sono stati causa diretta della genesi delle persecuzioni naziste, tuttavia, con il loro carico di pregiudizi e di intolleranza, hanno contribuito a costruire un clima e un terreno all’interno dei quali l’antisemitismo violento e ideologizzato, che ha prodotto la Shoah, ha trovato le condizioni ideali per poter crescere e rafforzarsi. e con il nazismo, il percorso dell’antisemitismo trova la sua ultima stazione, quella più coerente e organizzata: lo sterminio di una razza. la base su cui viene saldata l’idea del genocidio degli ebrei è quella della purezza della razza e della conseguente paura del meticciato. la prova generale della Shoah si ha con la diffusione dell’idea e della pratica dell’eutanasia, esercitata per ragioni eugenetiche: malati mentali, soggetti affetti da malattie congenite gravi, malformati. l’eutanasia fu presentata come un vantaggio collettivo, ma anche come un privilegio individuale, un sacrificio che si sarebbe trasformato in beneficio per la vittima perché una vita incompleta non aveva in sé né senso, né dignità. la scoperta dell’indifferenza morale di fronte allo sterminio organizzato di uomini ha significato una lacerazione profonda dell’animo e della cultura, di un baratro che ha mostrato “l’orrendo” che la ragione si rifiutava di incorporare nell’umano.
di Selma Aslaoui