Post-secolarizzazione come apprendimento reciproco

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Andrea Zingaretti Contatta »

Composta da 47 pagine.

 

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Le religioni nella sfera pubblica. Lettura di "Tra scienza e fede" di Jürgen Habermas di Andrea Zingaretti

La società post-secolare viene così intesa da Habermas in un nuovo e ultimo senso: è una società che, lasciando spazio alla religione di partecipare liberamente alla sfera pubblica, si sforza di tradurre e comprendere entrambe, la lingua laica e religiosa, in un processo di apprendimento reciproco. Bisogna osservare però che «i processi di apprendimento possono essere favoriti e coltivati, ma non possono essere moralmente o giuridicamente prescritti». Le condizioni che la società post-secolare pone al cittadino sono che «il laico deve prendere atto che questa più ampia presenza del discorso religioso nella sfera pubblica corrisponde a un fenomeno sociale che ha profondità e motivazioni forti, non arbitrarie; il religioso deve prendere atto che questa espansione dei suoi progetti di uso pubblico della ragione lo costringe inevitabilmente a misurarsi con le regole laiche della democrazia e con i problemi di tolleranza e convivenza posti dalla pluralità delle religioni e delle culture».

Affinché sia possibile questo reciproco apprendimento, secondo Habermas devono essere soddisfatte almeno due condizioni: «da parte religiosa si deve riconoscere l'autorità della ragione "naturale", cioè i risultati fallibili delle scienze istituzionalizzate e i principi di un egualitarismo universalistico nel diritto e nella morale. Dal canto suo, la ragione secolare non deve ergersi a giudice delle verità religiose, anche se alla fine essa accetta come razionale soltanto quello che può tradurre nel proprio discorso, che in linea di principio è accessibile a tutti».
Il pensiero post-metafisico, nella società post-secolare, deve mostrare disponibilità all'apprendimento, della filosofia nei confronti della religione. «Il pensiero post-metafisico dovrebbe adottare una atteggiamento al tempo stesso agnostico e ricettivo nei confronti della religione senza compromettere la sua autocomprensione secolare. La ragione laica dovrebbe insistere sulla differenza tra le certezze di fede e le pretese di validità pubblicamente criticabili ma astenersi dal valutare la razionalità o irrazionalità della religione in quanto tale». Laici e credenti devono prendere sul serio i rispettivi contributi e argomentazioni. La secolarizzazione non dovrà avere tanto la funzione di filtro, che separa fra loro i contenuti della tradizione, quanto «quella di un trasformatore che modifica la corrente della tradizione». Habermas sembra suggerire che la secolarizzazione stessa debba operare un mutamento e concepire un qualcosa di nuovo.

Quando Habermas indica la prospettiva dell'"apprendimento reciproco", intende indicare un atteggiamento di apertura non pregiudiziale, un atteggiamento epistemico aperto nei confronti delle opinioni altrui, ipotizzate come differenti.
L'apertura deve essere mantenuta in vista di un passo successivo, quello della traduzione, che è un atteggiamento attivo. Habermas sembra suggerire, senza tuttavia esplicitarlo, che l'apprendimento reciproco sia costituito da due fasi: una fase ricettiva in cui si mantiene un atteggiamento disponibile, di ascolto, e una fase produttiva, quella della traduzione. Come è possibile operare questa traduzione, orientata al successivo consenso dato dalla accettabilità razionale, se l'atteggiamento va mantenuto agnostico?