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Dirigenza e spoils system

di Roberto Tonini

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PREMESSA

     La figura del dirigente pubblico presentava, fino ad una decina di anni fa, una sostanziale ambiguità di fondo, che traspariva in qualsiasi tentativo di regolamentazione giuridica.

     Difatti, da un lato, la nozione che del dirigente si aveva (e si ha ancora) nella scienza dell’amminist razione, è quella di un soggetto, posto in posizione di soprordinazione rispetto ad altri per la competenza e la professionalità riconosciutagli, il quale detiene, anche sostanzialmente, il potere decisionale e direttivo, facendosi altresì carico delle responsabilità che il reale esercizio di quest’ultimo comporta. In altre parole, nel linguaggio comune, è «dirigente» colui che è al vertice di una determinata amministrazione: il moderno manager. D’altro lato, vi è una figura specifica di dirigente, quella di dirigente pubblico, così come regolamentata e disciplinata dall’ordinamento positivo e che nulla aveva in comune con la nozione di cui sopra: si trattava di un funzionario, preposto ad un ufficio direttivo dell’amministrazione cent rale, che tuttavia rimaneva in posizione di subordinazione gerarchica nel ministro titolare del dicastero. Quest’ultimo, infatti, assu meva la responsabilità sostanziale, quantomeno sul piano politico (art. 95, secondo comma, Cost.), di tutti gli atti amministrativi, anche di quelli formalmente imputabili a pubblici dirigenti.

     In questo senso, il concetto di dirigenza si configurava come dogmatico e rispecchiava una continua tensione tra ciò che in astratto implicava e la figura in concreto delineata dall’ordinamento.

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