Suggestionabilità Interrogativa ed Intelligenza: risvolti applicativi nell'ambito forense. Un contributo di ricerca

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Valentina Doria Contatta »

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Anteprima della Tesi di Valentina Doria

Anteprima della tesi: Suggestionabilità Interrogativa ed Intelligenza: risvolti applicativi nell'ambito forense. Un contributo di ricerca, Pagina 9
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LA MEMORIA 8 memoria autobiografica che verrà trattata più nello specifico nel paragrafo seguente. 1.2 La memoria autobiografica La memoria autobiografica è definita come la funzione umana che più di tutte permette l’incontro tra cognizione e personalità, in cui si intersecano cioè le funzioni cognitive, le componenti del sé, le capacità narrative e di regolazione affettiva dell’individuo (Conway e Rubin, 1993). Dal punto di vista teorico tale concetto presenta diverse sfaccettature le cui definizioni sono state riviste e rivisitate da orientamenti e modelli diversi: la neuropsicologia si è occupata, ad esempio, dei correlati neuro-anatomici e neurobiologici del funzionamento autobiografico (Wheeler e al., 1997; Conway e Fthenakl, 2000; Schachter e Scarry, 2000). I cognitivisti, invece, hanno concentrato le loro ricerche sull’analisi dei contenuti, sulle rappresentazioni dei ricordi e sulla loro disponibilità nel corso della vita (Conway, 1990a, 1990b; Conway e Pleydell-Pierce, 2000; Conway e Rubin, 1993; Pillemer, 2001). Gli studiosi della psicologia evolutiva, dal canto loro, studiano la qualità dello sviluppo di memoria nel bambino e il cosiddetto fenomeno dell’amnesia infantile (Fivush, 1993; Habermas e Bluck, 2000; Nelson, 1993; Pillemer e White, 1989), e un ulteriore filone di ricerca, che sarà approfondito più avanti, indaga la relazione tra memoria ed emozioni (Levine e Safer, 2002; Reisberg e Heuer, 2004). I primi approcci empirici e sistematici allo studio della memoria autobiografica risalgono a Galton e Freud, che proponevano metodi di analisi molto differenti tra loro. Più nel dettaglio: mentre Galton si basava soprattutto su studi sperimentali e di laboratorio, utilizzando la tecnica associativa che consisteva nel chiedere ai partecipanti di rievocare un ricordo personale a partire da liste di parole stimolo (Galton, 1879), Freud, invece, proponeva un metodo più autobiografico volto al recupero del materiale conscio e inconscio dei ricordi infantili ritenuti alla base della struttura di personalità (Freud, 1899). Successivamente l’interesse della ricerca si spostò verso un modello più ecologico e naturalistico dello studio della memoria autobiografica. Con Barlett (1932), infatti, cominciano i primi studi naturalistici che portano ad una definizione costruttivista della memoria autobiografica che la considera non più come la mera capacità di immagazzinare informazioni passate, ma come un processo dinamico in grado di ricostruire l’esperienza umana a partire dalle conoscenze e dagli interessi attuali e che ripristina, a posteriori, i significati degli