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Distinzione e collaborazione


Dedicarsi allo studio del tutto non significa però essere scienziati di tutto. Dire che il punto di vista del filosofo non è il particolare, ma l'intero, non significa dire che il filosofo conosce tutta la realtà.
Piuttosto che ad una "tuttologia", l'assunzione della filosofia rispetto alle scienze assomiglia alla maieutica socratica basata sul "sapere di non sapere".
Il compito del filosofo non può essere quindi quello di conoscere tutte le cose che le scienze particolari considerano secondo il loro punti di vista, ma è quello di giungere, attraverso il frazionamento delle cose, a ricostituire quell'unità dell'essere che ne è il suo scopo. La filosofia e la scienza non sono quindi due saperi in contrasto tra loro, anzi, l'esperienza scientifica ha arricchito la filosofia, come questa d’altronde, ha aperto la strada a nuove conoscenze.
La filosofia ha avuto un ruolo insostituibile nel determinare il cammino e l'affermarsi delle scienze, così come le scienze sono servite perché si revisionassero alcune idee filosofiche, giuste nella loro intenzione, ma false nella loro formulazione, perché elaborate sulla base di presupposti sbagliati. Il filosofo non può non tener conto di un metodo scientifico per accertare come è fatto realmente il reale.
Ciò dimostra quanto gioverebbe una collaborazione tra questi diversi modi di conoscere. È quindi opportuno che la filosofia resti in contatto con la ricerca scientifica, così come è opportuno che lo scienziato tenga conto della realtà nel suo complesso. La filosofia le scienze sono due forme di sapere che non dipendono l'una dall'altra, ma non sono incompatibili; per questo non debbono fare a meno l'una dell'altra. Questa idea si ritrova nella distinzione di Sant'Agostino tra scienza e sapienza. Il primo termine esprime la capacità che la ragione ha di manipolare le cose del mondo; il secondo, la capacità di conoscere la verità della vita.
Tra scienza e sapienza non c'è una contraddizione di principio, può esistere solo di fatto, nel caso in cui la scienza contesti alla sapienza la prerogativa di indicare il fine al quale la manipolazione delle cose deve subordinarsi.
Un paragone efficace è quello che propone Michele Federico Sciacca, per la distinzione e la reciproca integrazione che tra la filosofia e le scienze deve esistere: i filosofi sono presbiti: vedono male da vicino e perciò non sanno osservare, ma vedono bene da lontano, riflettono; gli scienziati sono miopi: vedono bene da vicino, infatti osservano, ma sono dei giovani non maturi; perciò gli scienziati non possono sostituire i filosofi i santi, né nessun altro.
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