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I principi dell'esecuzione pianistica secondo Casella



Il capitolo VI, Come si suona il pianoforte, vede Casella cimentarsi nel tentativo di fornire dei principi essenziali che fondino le basi dell'esecuzione pianistica. In realtà il nostro autore sembra avere le idee non molto chiare al riguardo, poiché si imbatte sin dall'inizio in alcune contraddizioni. Egli afferma infatti inizialmente la sua scarsa convinzione dell'utilità di un libro quale quello che egli stesso intende scrivere (probabilmente un tentativo – mal riuscito – di falsa modestia); sostiene inoltre l'inutilità della conoscenza dell'anatomia della mano e del braccio, nonostante la sua precedente assimilazione della parte meccanica della tecnica pianistica ad un qualsiasi sport. Ma come può pertanto considerarsi privo di utilità sapere ciò che avviene a livello fisiologico durante lo studio meccanico, durante anzi quella "dura pratica quotidiana" che lo stesso Casella indica come il solo mezzo per raggiungere il virtuosismo? Non solo; egli afferma più avanti la possibilità della soluzione razionale dei problemi tecnici, arrivando persino a proclamare "senz'altro" la cerebralità della tecnica pianistica, quale primo principio a fondamento dell'esecuzione musicale, insieme ad una moralità, cui incidono i fattori (che personalmente ritengo piuttosto psicologici, anziché morali) di fiducia, calma, pazienza. A mio avviso la soluzione razionale dei problemi tecnici è necessaria in quanto direttrice di uno studio (meccanico) intelligente e proficuo, dal quale tuttavia non si può prescindere, e a poco serve portare come esempio l'esperienza (probabilmente enfatizzata) di Busoni per definire lo studio della tecnica come di natura puramente spirituale.
  
Il secondo principio esposto da Casella si scaglia in maniera fortemente critica contro le esecuzioni "manierate, sentimentali, disordinate e autobiografiche", eredità della decadenza romantica, a favore invece di una naturalezza e semplicità dell'esecuzione e di una purezza di stile.

Il terzo principio sostiene l'educazione "sin dall'inizio" del "proprio orecchio ad ascoltare ciò che si fa con le mani" (concetto, come attesta Casella, già precedentemente esposto da Leimer- Gieseking), incoraggiando quindi il quanto più possibile precoce sviluppo delle facoltà autocritiche.

Un principio accessorio, infine, consiste nella raccomandazione di leggere sempre minuziosamente un pezzo e di evitare assolutamente di interpretarlo subito. Ma ritengo che ciò piuttosto possa portare ad un rallentamento del processo di acquisizione del pezzo.
Tratto da IL PIANOFORTE DI ALFREDO CASELLA di Anna Romano
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