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Questione Berlino


Sebbene l’offerta Thor-Jupiter non venga estesa alla Repubblica Federale tedesca, la possibilità che essa possa avere accesso all’arsenale nucleare risveglia nel Cremlino antiche paure di una Germania aggressiva. Inoltre Berlino Ovest è diventata la scintillante vetrina occidentale del capitalismo, rappresentando perciò non solo un motivo di imbarazzo, ma anche una potenziale minaccia per i vicini governi comunisti. Questo modello di successo nel cuore dell’Europa, la “fuga di cervelli” dalla Germania orientale e le pressioni del Segretario del Partito comunista della Repubblica democratica Ulbricht, spingono Chruscev a riaprire la QUESTIONE DI BERLINO, rimasta sopita per dieci anni dopo il blocco di Stalin del ’48-’49: il 27 novembre 1958 Chruscev lancia un ultimatum, proponendo la fine dell’occupazione interalleata a Berlino e la trasformazione della metà occidentale in una “città libera” smilitarizzata; l’ultimatum è un messaggio di forza non tanto rivolto agli Stati Uniti, quanto alla Germania Est di Ulbricht e alla Cina di Mao, il quale critica aspramente le scelte di Chruscev. Le tre potenze occidentali occupanti respingono unanimemente l’ultimatum sovietico, ma acconsentono a partecipare ai negoziati sullo status politico di Berlino. Durante gli incontri a Ginevra dall’11 maggio al 5 agosto 1959, per sbloccare lo stallo delle discussioni, Eisenhower inoltra un invito al leader sovietico di visitare gli Stati Uniti: il 15 settembre 1959 Chruscev diventa il primo leader russo nella storia a mettere piede sul suolo statunitense. I due capi di stato si incontrano a CAMP DAVID, la residenza presidenziale sulle montagne del Maryland: sebbene dalle discussioni non derivino progressi significativi, Eisenhower persuade il suo ospite a cancellare l’ultimatum e a partecipare l’anno successivo a un incontro per negoziare un accordo definitivo sulla questione di Berlino, e accetta l’invito di Chruscev di ricambiare la visita. Le conversazioni di Camp David sono un successo per il leader sovietico, che tratta con il Presidente statunitense a pari condizioni non solo aumentando il proprio prestigio in patria, ma presentandosi al pubblico statunitense non come un tiranno assetato di sangue. Tuttavia il 5 maggio 1960 il Cremlino getta un cattivo presagio sull’imminente summit che si sarebbe dovuto tenere a Parigi, comunicando che un aereo spia statunitense d’alta quota U-2 è stato abbattuto all’interno del territorio sovietico. Il Presidente, convinto che l’aereo si disintegrasse all’impatto e che il pilota e che il pilota si suicidasse col cianuro in suo possesso, inventa una storia fittizia: l’aereo stava conducendo osservazioni meteorologiche in Turchia ed era involontariamente volato fuori rotta. A questo punto Chruscev mostra sia l’aereo (con la raccolta di informazioni di intelligence intatto) sia il pilota (che conferma la vera natura della sua missione). Nel suo discorso iniziale all’incontro di Parigi il leader sovietico pretende con astio le scuse pubbliche, la punizione dei responsabili e la fine dei voli spia, ma al rifiuto del Presidente statunitense, Chruscev insiste per posticipare la conferenza di otto mesi e revoca l’invito ad Eisenhower in Unione Sovietica. Solo con l’avvento dell’amministrazione Kennedy, Chruscev accetta l’incontro, che avviene a Vienna il 3 e 4 giugno 1961, durante il quale rispolvera la proposta che Eisenhiwer aveva rifiutato nel ’58: Kennedy però rifiuta la modifica dello status politico di Berlino Ovest. Mentre le due superpotenze si atteggiano in modo provocatorio, il flusso di tedeschi dell’Est attraverso la breccia di Berlino diventa torrenziale, fino a che il 13 agosto 1961 la polizia della Germania Est procede a tendere filo spinato lungo il confine del settore, che tre giorni dopo viene rimpiazzato da un definitivo muro di cemento. Gli USA non reagiscono, se non condannando verbalmente la costruzione di quel muro che fino al 1989 rimane il simbolo della Guerra Fredda.
Tratto da STORIA DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI di Alice Lavinia Oppizzi
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