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Come si manifesta la vergogna

Come si manifesta la vergogna


Chi prova l’emozione di vergogna sente il bisogno di scomparire, di nascondersi, di fuggire. Questo vissuto di annullamento di sé si manifesta all’esterno con una serie di segnali e di indizi.
Lo sguardo. Nell’ esperienza della vergogna, si evita di guardare gli altri e, soprattutto, si evita di incontrare Io sguardo altrui. Spesso chi prova vergogna guarda in basso, per terra, oppure di traverso.
Il volto. Spesso, chi prova vergogna mostra un volto apparentemente impassibile, quasi paralizzato. E abbastanza frequente osservare il comportamento di nascondersi il volto fra le mani o con qualche altro oggetto, piegandosi contemporaneamente in avanti o girando la testa di lato. Spesso compare il tipico rossore in viso, conseguenza di un aumento dell’ attività cardiocircolatoria e quindi della vasodilatazione sanguigna. Il rossore da vergogna appare limitatamente alle guance e agli zigomi, aumenta rapidamente e poi scompare. Esso può continuare o aumentare se la persona tenta di soffocarlo o se altre persone lo fanno notare.
La sensazione di profondo disagio avvertita da chi prova l’emozione di vergogna si manifesta anche di sovente con diverse espressioni facciali di autocontrollo: mordicchiarsi le labbra o la lingua, fare smorfie con il naso, aggrottare la fronte innalzando le sopraciglia, sorridere. Quest’ ultimo atteggiamento, rappresenta chiaramente un sorriso falso, rigido e molto forzato.
La postura. L’evitamento dello sguardo, il nascondersi il viso e il rossore sono, di solito, accompagnanti anche dalla tendenza ad abbassare il capo e reclinare il busto in avanti, come per ripiegarsi su se stessi. Questa postura esprime il bisogno di ridurre al massimo ogni forma di contatto con le altre persone, rispecchiando così l’esigenza di sottrarsi a ogni tipo di relazione. Ripiegarsi su se stessi è anche una maniera per farsi più piccoli, fino a quasi scomparire. Inoltre, chi prova vergogna è portato a toccarsi nervosamente alcune parti del proprio corpo, come i capelli, il naso o parte dei propri vestiti in segno di forte disagio.
La voce. La voce di chi si vergogna presenta tono e volume bassi, con poche variazioni di gamma e per lo più monotono, con la presenza di lunghe pause, di sospiri e di inspirazioni prolungate.
Le risposte psicofisiologiche. Nell’esperienza della vergogna, infine, i soggetti presentano un’accelerazione del battito cardiaco e un incremento della pressione del sangue, mentre la loro temperatura corporea si abbassa. In un secondo momento, interviene il sistema parasimpatico e fa in modo che le risposte cardiovascolari rallentino mentre la temperatura cutanea si abbassa ulteriormente.
Accanto alle espressioni non verbali sopra descritte, colui che prova vergogna presenta anche una comunicazione verbale caratterizzata da discorso spessoindiretto e vago. Le modalità verbali più ricorrenti sono:
• la strategia dell’ambiguazione, caratterizzata dall’omissione di asserzioni precise e fattuali, da uno stile ridondante fatto di informazioni inutili, banali o addirittura poco pertinenti;
• la strategia dell’evitamento ellittico, tipica di chi fa ricorso a un tipo di discorso conciso, essenziale e scarno. Ci si esime dal riferire i fatti di cui ci si vergogna, attraverso un discorso assertivo, sintetico, con un numero elevato di pause piuttosto lunghe;
• la strategia dell’indifferenza, propria di chi si mostra freddo e appunto indifferente alla situazione attraverso una modalità comunicativa verbale impersonale, propria di chi prende le distanze da se stesso e dagli altri. Questo linguaggio depersonalizzato costituisce un tentativo per dissociarsi e non sentirsi responsabili dei fatti oggetto di deplorazione;
• indicatori paralinguistici, ovvero ritmo nel parlare, accento, profilo dell’intonazione, che in chi prova vergogna si traducono in una parlata spezzata, caratterizzata da un ritmo irregolare, per la comparsa di frequenti esitazioni e lunghi silenzi. Tali interruzioni e esitazioni sembrano esprimere una sorta di “censura interiore”, per cercare di non peggiorare la situazione e non aggravare la propria immagine di fronte agli altri.
Tratto da ADOLESCENZA E COMPITI DI SVILUPPO di Anna Bosetti
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