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Il bullismo

Il bullismo


Il bullismo è un fenomeno di cui si sente parlare sempre più spesso negli ultimi anni. È un fenomeno che appartiene al discorso più ampio delle forme di disagio scolastico.
Quando si parla di bullismo si fa riferimento a un preciso contesto in cui ci sono determinate condizioni.
Il termine bullismo deriva da bulling, che  rimanda al fenomeno della prepotenza tra pari in un contesto comunitario.
I primi lavori (anni ’70) mettono l’accento sulle modalità fisiche e verbali della prepotenza e sul fatto che il bullo solitamente è un individuo maschio che prende a bersaglio altri maschi/femmine.
Successivi lavori introducono nuove affermazioni:
il bullismo non è un fenomeno che riguarda esclusivamente i maschi ma, soprattutto in certe realtà socio-culturali, è anche un fenomeno femminile.
la prepotenza può assumere forme dirette (attacchi aperti con aggressioni sia fisiche che verbali) o indirette (si manifesta con l’isolamento sociale della vittima, esclusione dal gruppo, maldicenza: prepotenza meno evidente ma altrettanto dolorosa)
il fenomeno va studiato tenendo sempre controllati 3 ordini di fattori:
1. biologico-temperamentale
2. socio-culturale
3. singole esperienze di vita degli individui
Il Bullo
Il bullo è colui che mette in atto le prepotenze.
In genere proviene da una famiglia che lo ha accudito con poco calore o con stili educativi di tipo autoritario o anche violento, famiglia in cui si possono riscontrare atteggiamenti incoerenti o conflitti parentali, o ambivalenza nella relazione genitore-figlio, o in cui è più facile riscontrare tipologie di attaccamento insicuro tra i genitori e i figli.
Il comportamento del bullo, in genere, è caratterizzato dal bisogno di dominare, da scarsa empatia (capacità di mettersi nei panni dell’altro, di condividerne la sofferenza), da freddezza nei confronti della vittima, da assenza di senso di colpa.
La Vittima
La vittima è colui/colei che subisce la violenza e proviene spesso da una famiglia compatta, spesso iperproterriva, in cui si tende ad instaurare un legame genitore-figlio di stretta dipendenza, che limita lo sviluppo di competenze sociali, socio-emotive.
La vittima, in genere, è una persona piuttosto ansiosa, insicura, che soffre di scarsa autostima (il bullo ha un’autostima elevata) e che, in genere, tende a reagire agli attacchi con tristezza e chiusura in se stesso. La vittima tende a negare il problema o anche ad autocolpevolizzarsi, fino a vergognarsi per ciò che gli capita. Nei casi più gravi di bullismo, la vittima può arrivare anche alla depressione vera e propria o al suicidio.
Dalla letteratura psicologica si è notato che, spesso, la vittima presenta delle difficoltà nel riconoscimento dei segnali emotivi di collera o rabbia manifestati dal bullo. E questa difficoltà sembra produrre un ulteriore collera nel bullo.
Il Bullo/Vittima
Il bullo/vittima è colui/colei che oltre a mettere in atto prepotenze, le subisce. È un profilo psicologico ibrido/misto.

In considerazione delle gravi ripercussioni conseguenti all’essere coinvolti in episodi di bullismo, sono stati elaborati diversi programmi di intervento per la prevenzione e il contrasto degli episodi di prepotenza in ambito scolastico. Tra le forme di intervento più efficaci si segnalano i programmi di tipo sistemico che mirano a modificare il clima e le norme informali presenti nel contesto, affiancando a interventi individuali per il potenziamento delle abilità socio-cognitive carenti nelle vittime e disfunzionali nei bulli, azioni a livello del gruppo dei pari, mirate ad influire sulle dinamiche di gruppo, e azioni a livello del sistema scolastico, allo scopo di favorire tra adulti e ragazzi la diffusione di un condiviso ethos anti-bullismo.

Tratto da ADOLESCENZA E COMPITI DI SVILUPPO di Anna Bosetti
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