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Il diario: strumento di ricerca sulle emozioni in adolescenza

 
Lo strumento del diario è particolarmente adatto a raccogliere materiale non solo di natura quantitativa e oggettiva, ma anche riconducibile alla ricchezza qualitativa dell’esperienza emotiva.
Il diario delle emozioni, usato in passato per esempio come strumento al servizio dell’adulto nello studio delle emozioni dei piccoli, è stato riproposto a partire dagli anni Novanta in modo originale.
L’obiettivo delle diverse ricerche è comune: toccare il più possibile con mano che cosa significa, per esempio, provare collera, paura, tristezza, essere felici o annoiati, provare disgusto e odio o arrabbiarsi durante le numerose interazioni che accompagnano la vita di tutti i giorni. Oltre a ottenere una sorta di mappatura delle emozioni più frequenti, della loro durata e intensità, questi studi permettono di scandagliare gli eventi e le situazioni che le caratterizzano e il significato che le diverse esperienze emotive assumono per coloro che le raccontano.
Chiedendo alla persona di tenere un diario delle proprie emozioni e di registrare i singoli episodi vissuti, è possibile, diversamente da quanto succede con il questionario, limitare gli effetti negativi della memoria retrospettiva e avere informazioni in fieri, anche se ovviamente non si possono del tutto annullare gli effetti di distorsione che derivano dall’auto-Osservazione.
Il diario dell’esperienza in corso può essere strutturato, dal singolo ricercatore, in modi diversi: può contenere più domande aperte o più domande chiuse o un giusto equilibrio tra le due; può puntare maggiormente alla quantificazione dell’esperienza emotiva oppure a investigare la rielaborazione personale della stessa dal punto di vista qualitativo.
Tratto da ADOLESCENZA E COMPITI DI SVILUPPO di Anna Bosetti
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