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Tatuaggi e piercing in adolescenza


La pratica dei tatuaggi e del piercing comporta la modificazione spesso definitiva di alcune parti del corpo e quindi dell’immagine corporea che l’adolescente si costruisce e propone al mondo. È questa una pratica oggi molto diffusa e la popolazione che si fa tatuare è molto variegata ed eterogenea per età, cultura, status sociale.
Esistono diverse funzioni a cui il tatuaggio sembra essere chiamato a rispondere: quella esorcizzante, quella terapeutica quella comunicativa quella estetica e quella sociale. Fra tutte ci sembra che quest’ultima si adatti maggiormente a spiegare il perché di tale pratica nelle fasce di età più giovani: attraverso il tatuaggio si racconta l’appartenenza sociale si dice di un’identificazione gruppale forte, si evidenzia un bisogno che è nel contempo di uguaglianza ma anche di differenziazione.
Non vi è attualmente nel gesto di tatuarsi un’intenzione trasgressiva di tipo sociale: se c’è ribellione, voglia di stupire e trasgredire è rivolta al contesto familiare, ai genitori in particolare, che spesso vivono negativamente questa “deformazione” permanente nel corpo del proprio figlio.
Innanzitutto, c’è probabilmente il tentativo di costruire una positiva immagine di sé, particolarmente importante nel periodo adolescenziale in cui tutto è in transizione, creando un forte e visibile legame fra corpo tatuato e identità.
Un’altra spinta al tatuaggio e al piercing può arrivare da un’attenzione e un interesse particolari di tipo estetico e narcisistico rivolti al proprio corpo e alla sua cura, ancora una volta ben spiegabili all’interno del complesso compito evolutivo relativo alla corporeità in atto in adolescenza. L’intenzione sottesa è allora quella di abbellire il proprio corpo, di valorizzarlo, senza però esagerare e renderlo troppo vistoso e appariscente, riuscendo comunque a mantenere un aspetto “normale”, che non crei disapprovazione e non metta a disagio.
Quest’ultima motivazione sembra giustificare maggiormente la scelta di farsi un piercing, in cui è più rintracciabile un’intenzione “esibitiva” di quanto non avvenga con il tatuaggio. Il piercing è visto come meno definitivo e indelebile e quindi più “adatto” a rispecchiare l’aspetto di transizione e di accompagnamento alla crescita che l’adolescente vive. Il tatuaggio invece rimanda a dimensioni più profonde del Sé dice di una scelta più definitiva di modificazione del corpo.
Tratto da ADOLESCENZA E COMPITI DI SVILUPPO di Anna Bosetti
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